08 agosto 2013

Il lungo lungo viaggio di Saturnino Farandola [ NYC #12 ]

"Papà, io ero convinto che abitavamo a Pechino". Come potrò dargli torto? Dopo qualche anno in America, forse l'italiano del mio figliolo non sarà dei migliori, forse il ragazzino non sarà proprio ferrato coi congiuntivi della sua patria d'origine, ma lo spirito d'osservazione non gli farà difetto, già lo so. Si sarà guardato attorno e avrà tirato le sue conclusioni: "stiamo in Cina, vero?".
Andare alla stazione della metro R oppure a quella della N per noi fa nessuna differenza: sono praticamente alla stessa distanza e vanno entrambe a midtown Manhattan, anche se la R ci arriva facendo un giro più lungo e attraversando il fiume dentro un tunnel, quando la N corre invece per il Manhattan Bridge prima di tornare sottoterra. Ma a parte il fatto che la N, per un tratto di Brooklyn, è un treno espresso (e già questo potrebbe bastare e avanzare per preferirla), la vera differenza è che mentre la più vicina stazione della R è ancora nel nostro tranquillo quartiere, Bay Ridge, la più vicina stazione della N si trova nel quartiere di Sunset Park. 
E Sunset Park è un Mondo a parte.

25 luglio 2013

Trova le differenze [ NYC #11 ]


(foto scattata dal sottoscritto)
 La foto qui sopra l'ho fatta io, il 10 luglio di quest'anno, nello spazio che lungo Broadway si allarga sotto il Flatiron Building. Erano le 8 di sera. L'installazione attirava già di per se, ma la ragazza che se ne stava seduta lì, con il suo cellulare, rendeva l'immagine perfetta all'occhio del voyeur contagiato pure dalla mania di Instagram. Dopo due settimane ho rivisto quello scatto e mi sono chiesto: va bene la tizia al telefono e tutto l'insieme, ma chi è l'autore dell'opera? Ho fatto una veloce ricerca su internet e in pochi minuti ho scoperto che si tratta di un artista cubano, Alexandre Arrechea. L'installazione richiama le pompe dei "firefighters" ed è una replica arrotolata della "Met Life Clock Tower", che si affaccia  proprio lì vicino, su Madison Square Park. Ma prima di arrivare ad Arrechea, e al sito dove presenta i suoi lavori, sono arrivato su "NEW YORK PORTRAITS", blog fotografico di Kitty. Con un suo post del 12 luglio, è stata lei che ha risposto per prima alla mia domanda. E nel post di Kitty ho trovato anche questo suo scatto:

(foto scattata da Kittilittered)
Secondo le ultime stime del Census Bureau, a New York vivono 8.336.697 persone. Compresa la tizia nella foto.


05 luglio 2013

Buon Compleanno, America [ NYC #10 ]

Max non voleva crederci, ma Giampi aveva bevuto tutto il bicchiere, come da scommessa. I rimasugli della cena erano finiti li dentro, insieme a liquidi vari. Tutto edibile, ma abbastanza schifoso a vedersi. Per questo, appena Giampi aveva messo il bicchiere alla bocca, Max aveva avuto un conato di vomito solo a guardarlo. E aveva perso i cento dollari della scommessa. Oggi, per un istante, mi è tornata in mente quella scena, vissuta a Praga nel 1990, durante una cena qualche giorno prima di capodanno. E mi è tornata alla mente quando la telecamera ha continuato ad indulgere sulla bocca di Joey Chestnut, alle prese con il suo 48° hot dog di fila. Ho quasi avuto un conato di vomito pure io e non sono più riuscito a guardare la televisione. Chestnut, per la settima volta consecutiva, ha vinto quello che qui è il famoso "Hot Dog Eating Contest", la gara per mangiatori di hot dog organizzata ogni 4 Luglio a Coney Island dall'altrettanto "World famous" Nathan's. Chestnut ha stabilito il nuovo record, superando quello che già gli apparteneva: 69 hot dog divorati in 10 minuti. Quasi non riesco nemmeno a scriverlo, ché mi riparte il conato.

26 giugno 2013

Rilassati, è solo... Amore! [ NYC #9 ]

Signori, quella di oggi è stata una giornata storica, capace d'oscurare anche l'asta della sottana appartenuta a Monica Lewinsky e di una lettera firmata dall'amato Bill Clinton. Ma noi, a Bay Ridge, abbiamo ben altre rogne con il sesso, e pure il New York Times se n'è finalmente accorto. Ma andiamo per ordine. Era atteso per oggi, e puntuale è arrivato, il pronunciamento della Suprema Corte americana in tema di matrimoni gay. Una giornata davvero storica per chi si batte per il riconoscimento dei Diritti Civili. La Suprema Corte, infatti, ha dichiarato incostituzionale il "Defense of Marriage Act" del 1996 (firmato da Clinton con sostegno bipartisan), perché non riconosce anche ai matrimoni tra persone dello stesso sesso i benefici federali previsti per i matrimoni tra eterosessuali. Dal punto di vista legale, per gli Stati che non prevedono il matrimonio tra omosessuali o lesbiche, non cambia molto, ma il segnale per tutti è chiarissimo: anche se non esiste un diritto costituzionale al matrimonio tra persone dello stesso sesso, proprio sulla base del sesso non sono ammesse discriminazioni.

16 giugno 2013

Father's Day [ NYC # 8 ]


Tradizione vuole che per il Mother's Day si faccia la gita fuori porta. Per il Father's Day, invece, qualcuno c'ha pensato due volte prima di creare una tradizione analoga. E oggi, per celebrare degnamente la mia prima festa del papà in terra americana, io mi sono adeguato al costume locale. In fondo, in una domenica di giugno, cosa può desiderare di più un papà? Il vuoto pneumatico, il nulla assoluto, il riposo del guerriero. È o non è un uomo? Quello vero, non quello che si fa la barba con il rasoio elettrico sotto la doccia ed è pronto per andare a correre. Ma quando mai. Uomo triste, quello. L'uomo felice, il papà felice, in una domenica di giugno, guarda solo il suo divano ed è pronto a santificarlo. Con un piccoletto che inizia a correre da tutte le parti, e che cerca sempre e comunque di attirare la tua attenzione, non è proprio la cosa più semplice da realizzare. E se ti sei dimenticato il latte, la mamma, che pure ti ha detto che sei perfetto così e sei il papà migliore del mondo, ti spedisce comunque al supermercato. Ma quello posso ancora farlo: per evitare il senso di colpa nei confronti della creatura affamata e perché la pizza senza acciughe proprio non esiste. La mamma ha impastato, papà si prepara a farcire. La birra è già nel frigo e stasera c'è pure gara 5, e noi tiferemo Miami contro San Antonio. A casa, sul divano, belli belli. Happy Father's Day.

13 giugno 2013

L'ha detto il NEW YORK TIMES? Ah béh, si béh... [ NYC #7 ]

"Una polemica del New York Times, rilanciata dai media Usa, mette sul banco degli imputati i famigerati cancelletti", scrive il sito di un noto quotidiano italiano. Porca miseria. M'è bastato non leggere ieri pomeriggio i giornali americani per perdermi questa notizia? Eppure, non fosse altro perché adesso abitiamo qui, il New York Times lo leggo ogni giorno, anche solo usando quella meravigliosa applicazione che è Flipboard: meravigliosa perché ti consente di superare il limite di 10 articoli mensili gratuiti, il cosiddetto paywall. A dire il vero, ci sarebbe un altro metodo, assolutamente legale e nella piena disponibilità di chiunque possieda un computer e un browser che accetta cookies, per superare il limite e leggere tutti gli articoli pubblicati sul sito, ma tant'è.

05 giugno 2013

Una testimone delle proteste di Istanbul. Delizia Flaccavento, fotoreporter

Delizia Flaccavento è una fotografa freelance. Dopo aver lavorato in Inghilterra e negli Stati Uniti, si è trasferita a Istanbul, dove lavora come documentarista. 
Da giorni segue le manifestazioni che stanno occupando le principali piazze di Istanbul. Prima quelle di protesta contro il progetto di trasformare il Gezi Park di Taksim in un centro commerciale, poi le crescenti manifestazioni contro il Governo turco.
"Istanbul, in questo momento, è una polveriera", racconta Delizia. "Negli ultimi anni Erdoğan ha creato una dittatura insopportabile, mettendo in prigione moltissimi giornalisti. Ha spaventato la gente al punto da non aver bisogno di censurare, perché è l'autocensura preventiva quella che sta funzionando. E poi, soprattutto negli ultimi mesi, ha fatto approvare leggi che mirano chiaramente all'islamizzazione del Paese". Le chiedo se crede davvero che le proteste di piazza porteranno qualche cambiamento. "Quando stavo perdendo speranza nella capacità dei Turchi di ribellarsi", mi dice, "ecco che lo hanno fatto nel migliore dei modi. Spero che Erdoğan accetti il dialogo, anche se al momento è arroccato sulle sue posizioni autoritarie e non sembra disposto a fare un passo minimo nei confronti degli oppositori. Ma se non farà qualche concessione, la protesta continuerà e potrebbe esserci un'escalation di violenza. Spero proprio che questo non accada e che la pressione interna,  insieme alla solidarietà internazionale nei confronti del manifestanti, induca Erdoğan a scendere a qualche compromesso". 
Una galleria degli scatti di Delizia da Istanbul è stata pubblicata da "D la Repubblica" (qui la pagina). Per altre fotografie dalle manifestazioni di Taksim, Beşiktaş e  Kabataş, basta seguire questi link: Istanbul1. e Istanbul2.

23 maggio 2013

Welcome to New York [ NYC #6 ]

"È un agente?", mi chiede fissandomi attentamente. Davvero non so che rispondergli. Capisco con un attimo di ritardo, quell'attimo che mi ha raggelato il sangue, che c'è stato un fraintendimento. "No, dicevo che ho l'iPad nella borsa. Che faccio? Lo lascio lì?". Ride. Tutto risolto. Va bene che la mia pronuncia non è ancora perfetta, ma non so per quale ragione abbia creduto, invece, che io avessi un un coltello con me. Si scusa per il malinteso e io tiro un sospiro di sollievo. Non sono affatto teso, figurati. Siamo solo all'ingresso dell'USCIS di New York, l'ufficio per l'immigrazione, e il poliziotto pensa che io abbia un coltello nella borsa. No, no, non sono teso. Per niente.
A Miami, per prendermi le impronte digitali, la fila era stata ben più lunga. Qui, dopo essere saliti all'ottavo piano ed esserci registrati agli sportelli dell'accoglienza, l'attesa è poca cosa. Aspettiamo seduti in un salone largo e lungo. Dobbiamo tenere le orecchie ben aperte per sentire il nostro numero, PA-135,  perché il monitor che dovrebbe aiutarci non funziona. Funziona, invece, l'onnipresente televisore, sintonizzato su Fox News e sulle notizie della tragedia creata dal tornado a Moore, vicino Oklahoma City.

10 maggio 2013

البحر - 是 - Sea - Mare [ NYC #5 ]


La voce dell'Imam arriva dall'altoparlante. Non credo che la Quinta Avenue, a Bay Ridge, sia rivolta verso la Mecca, ma decine di uomini, come ogni venerdì, stanno pregando sul marciapiede, inginocchiati e con la faccia rivolta a terra. Qualche anno fa, a Roma, vidi una scena simile davanti alla Moschea di Centocelle, troppo piccola per ospitare tutti i fedeli. Cordiale, l'imam di Centocelle mi aveva accolto alla fine della preghiera. Ma, altrettanto cordialmente, mi aveva spiegato che non avrebbe risposto ad alcuna mia domanda circa il desiderio, espresso da molte comunità islamiche italiane, di creare scuole per i propri giovani. Erano ancora troppo recenti le polemiche sollevate dalla presunta presenza, nella loro Moschea e in quella di San Salvario a Torino, di fanatici inneggianti alla Guerra Santa. Loro, come a Torino, erano convinti d'essere caduti in una trappola, orchestrata ad hoc per le telecamere nascoste di giornalisti a caccia di scoop e volta a dimostrare la pericolosità dei musulmani. La risposta che ricevetti a San Salvario fu pressoché la stessa, e il mio desiderio di scrivere qualcosa sul tema delle scuole a guida islamica morì lì.

02 maggio 2013

I rastrelli libertini [ NYC #4 ]

Da "Pies 'n Tights" la cucina è onesta, anche se il soul food e i piatti della tradizione del sud non sono quelli che abbiamo trovato da "Sylvia's". Ma lì eravamo ad Harlem, nel tempio della Regina del Soul Food, che in vita fu venerata da Mohammed Alì, Bill Clinton e pure da Barack Obama durante la sua campagna elettorale. Qui, invece, siamo a Williamsburg, il quartiere di tendenza a Brooklyn, e per gli alternativi locali (o hipsters, come dicono gli americani) i gusti sono più edulcorati. La trippa, per esempio, non la trovi. Un po' come andare al Pigneto a Roma e cercare i rigatoni alla pajata.