04 febbraio 2011

VIAGGIO NEL TEMPO D'UN CAFFE'

Quando l'aereo può attendere

La cioccolata calda coperta di latte condensato freddo e la piccola bottiglia di San Pellegrino. Sul bancone ho solo l'imbarazzo della scelta: El Pais, Guardian, Le Monde, Repubblica, Corriere, Stampa. E ancora Time ed Economist. Alle pareti ci sono enormi fotografie, ritraggono le mani di modelli che fingono d'esser clienti alle prese con tazzine e bicchieri. Su grandi pannelli è possibile leggere il menù della caffetteria. In sottofondo la musica pop di una radio locale.
A meno di un chilometro, un'ora fa, non mi hanno chiesto il passaporto.
Zeta era l'unica donna del locale e noi eravamo gli unici a parlare italiano. La menta profumata del suo the non lasciava spazio all'aroma del mio caffè. Ascoltavo i suoi racconti sull'orfanotrofio, sulla maman, sul bosco degli stregoni. E già mi vedevo atterrare a Benin City, diretto a Cotonou. Sul grande schermo alle sue spalle, le riprese di Al Jazeera da Tahrir Square, nella Cairo che vuole cacciare Mubarak. Tutto rigorosamente in arabo.
Adesso cerco il canale in lingua inglese. E penso a un corso di francese.

14 gennaio 2011

VIA BERTANI 80

Aspettando tre uccellini

Ogni volta che ci vengo, non posso fare a meno di notare quella grande foto della laurea e immaginare l'orgoglio dei suoi genitori, che con tre lettere dorate e un punto hanno voluto ricordare per sempre il loro giovane avvocato.
E' maledettamente freddo, buio, un lungo corridoio con lapidi e fiori, in questa mattinata attraversato solo da aria gelida e da qualche donna che piange.
Lasciandosi alle spalle il campo D, la prima cosa che si nota è l'enorme croce, la si può vedere da ogni punto del cimitero di Torino Sud. Subito dietro, le due ciminiere della fabbrica. Una sbuffa, l'altra è spenta. Se solo una telecamera entrasse qui oggi, con questo sole asfittico, la retorica su Mirafiori diventerebbe davvero immortale.
Non mi piace venire a trovare mio padre qui, per me lui è rimasto davanti alle sue rose, l'ultima cosa che ha visto. Sono passati quasi undici anni e io, stamane, ero troppo vicino a questa strada per non subire un senso di attrazione e colpa.
La notte mi ha lasciato un sapore dolce, che ho paura di perdere. Questi dieci anni, invece, non li posso più perdere, sono lì. Ieri sera, mentre rientravo da Roma, una giovane hostess ha urtato involontariamente il mio ginocchio. "Scusami!".
E' sempre più difficile, in situazioni simili, che qualcuno mi dia del tu, facendomi sentire giovane.
Non c'è riuscita nemmeno lei.
Ma ho pensato che "every little thing gonna be all right".
E la sto ancora canticchiando.

08 gennaio 2011

CENTRI DI GRAVITA'

Torino-Berlino. E ritorno

Non è solo quella che vedi. Berlino ce l'abbiamo nella testa. Il Muro, le canzoni, i film.
A Berlino concedi quello che altrove ti farebbe schifo: spianate di anonimi grattacieli e angoscianti condomini da 20 piani, tanto per non perdere l'immaginario da socialismo reale.
Desideravo troppo quella passeggiata in solitudine per potermi ricordare che non dormivo da 24 ore. Da Prenzlauer Berg ad Alexanderplatz, a schivare bottiglie rotte, con la prima luce del primo giorno di gennaio.
Neanche a farlo apposta, nelle orecchie passavano random i Pink Floyd, ma quelli di "Shine on you crazy diamond".
Il Tacheles con i suoi piani a sorpresa, Tiergarten e la Bauhaus, Friedrichshain e il Raw-tempel, Kreuzberg e l'acqua multi-kulti del suo canale. Anche loro in ordine sparso, senza un tempo definito.
Mi è pure rimasta la fissa: voglio fare il tassista abusivo a Berlino, vai a capire perché. Forse perché quei viali immensi sono perfetti per fuggire.
Mica semplice rientrare in Italia e far finta di niente. Ci provo lo stesso.
L'espresso a regola d'arte in Piazza San Carlo, i noodles con gamberi e salsa di tamarindo per merenda, due passi tra gli etiopi vicino la moschea di San Salvario. Anche le colonne di giornali a casa mia sono calde e rassicuranti.
Berlino può aspettare ancora un po', tanto s'è conficcata sotto pelle.

16 novembre 2010

BUON SANGUE

Tradizioni di famiglia

Luna.
Secchiello.
Elefante.

"Zio, cos'è?". A parte il libretto di circolazione, l'assicurazione e il caricabatterie, nemmeno ricordavo cosa potesse esserci in quel cassetto.
"Uh? Questo? Uh, si, quindi... Dimmi un po', come va a scuola?".
Tanto non sarei riuscito a spiegarglielo. Cioè, prima avrei dovuto spiegargli come nascono i bambini. E poi avrei dovuto spiegargli come fare per non farli nascere, nonostante tutto. Si, insomma, vai a trovare le parole.

Luna.
Secchiello.
Elefante.
Osso.
Legge ad alta voce, è il compito del fine settimana. Scalpita, impossibile tenerlo fermo.
Non così quando, in piazza, s'imbatte in Sofia.
Anche lei ha 6 anni. Lunghi capelli ricci, occhi chiari. Lei salta come un grillo, lui è immobile ma non le stacca gli occhi di dosso. Per qualche ignoto meccanismo della comunicazione non verbale, iniziano a giocare insieme. Lei lo fa correre dappertutto e lui non riesce a starle dietro.
A 6 anni, io, avrei perso la testa per molto meno.

A cena ci provo. "Allora? Sofia?".
Alza la testa dal piatto e si blocca in un sorriso lunghissimo.
Poi torna alle sue polpette al pomodoro.
Si, insomma: vai a trovarle, le parole.


02 novembre 2010

UOMINI DA MARCIAPIEDE

O delle similitudini


Lo osservo mentre cammina.
Ancora pochi passi e ci incroceremo.
Anche lui indossa una giacca blu, impermeabile.
Anche lui ha un berretto in testa, ma io sono più alto.
Con una mano lui stringe la mano di una donna.
Con una mano io stringo la mia borsa, pesante.
Il quotidiano che stringo con l'altra mano è di quel tipico pallido arancione che i professionisti usano come un passepartout.
Anche quel che stringe lui, con l'altra mano, è di un pallido arancione.
E' il suo Pluto di peluche.
Sorrido alla nonna e tiro dritto.

13 settembre 2010

L'ALTRA

Memorie d'un tempo diverso

Ero già vecchio, in un'altra vita. Vivevo nel centro di Teheran, avevo sempre vissuto nel cuore della capitale di Persia. Almeno così pensavo, perché ero appena nato. Il mio nome era Yashar. 

27 luglio 2010

PRIMA O POI

Legge di natura

Guardo i ragazzini che giocano a pallone sull'asfalto dei giardinetti: zero smancerie, roba da smidollati.
Penso: un bel giorno arriveranno anche per loro, i sentimenti.
Saranno brune, bionde, con i tacchi. O con la barba e i muscoli.
Ma avranno sempre, immancabili, i capelli rossi.
Vero, Charlie Brown?

20 luglio 2010

ZOMBIE

Attraversando la pianura padana in treno, sulla Milano-Torino

I vagoni sono vecchi ma i sedili sono rifatti, ora sono in scai color blu: un colpo di spugna e puoi lavare macchie e sudore. Non serve nemmeno abbassare i finestrini, l'aria condizionata funziona che è un piacere.
Un cooperante vero, con tanto di sandali d'ordinanza, cerca la via per uscire dalla crisi economica nelle “Lezioni per il futuro” dettate dal Sole24Ore.
Una ragazza carina cerca la via che la porterà in Marocco, e l'ha trovata dentro una Lonely Planet.
Un uomo riscalda le sue gambe col computer acceso e il suo dirimpettaio si sta accecando su Affari e Finanza per capire le sfide autunnali di Marchionne.
Una studentessa prepara un esame sugli appunti, scritti proprio in piccolo (e sono piccoli non solo perché io sono seduto lontano).
Una ragazza dorme da quando è salita a bordo, appoggiando le braccia alla borsa che copre la sua pancia.
Al mio fianco un'altra ragazza dorme coprendo il volto con una maglia scura come la sua pelle. Forse cerca la notte che ha venduto su un marciapiede, nell'illusione di potersi ricomprare la libertà e non essere più schiava.
Io provo a passare per gli occhi della ragazza carina e a guardare lontano. Eccola lì, vedo la sagoma della vecchia centrale nucleare di Trino Vercellese. Spenta.

18 luglio 2010

FANTASMI

Attraversando la stazione

È di fronte a me, cammina quasi trascinandosi, con gli occhi socchiusi, e in mano tiene una coca-cola. L'amico, al suo fianco, ciondolando: "nessuno ti può dire che sei un tossico, perché la faccia non ce l'hai".
Mi sforzo per non guardarli, li sorpasso e proseguo la mia camminata.
Non posso fare a meno di notarla: ha capelli biondi, mossi, le sue forme morbide sono esaltate dal bikini. Ruota lentamente su se stessa. Quando ha quasi compiuto mezzo giro, l'altra faccia del totem pubblicitario lascia spazio ad un modello, pure lui in costume.
San Salvario era quasi deserta. Come i binari di Porta Nuova.

08 luglio 2010

SULL'AUTOBUS TRA TORINO E DURBAN

Prove di melting pot

Hanno scelto il luogo più disgraziato dell'autobus: i tre sedili al fondo, proprio sopra il motore. Stare lì d'estate è un supplizio. Possono sopportarlo solo perché l'aria condizionata, in via del tutto eccezionale, funziona.
Lei tormenta un po' i suoi capelli biondi e un po' i manici di una borsa rosa shocking. Gli occhi, chiari, sono dati per dispersi al di là de finestrino.
Al suo fianco c'è un ragazzo africano. Le gambe accavallate, lineamenti gentili, una canottiera per esaltare pettorali che farebbero la gioia di molte mie amiche, e pure di qualche amico. Alla sua destra c'è un ragazzo mediorientale: pantaloni scuri, una camicia a righe e un sorriso immobile appena accennato.
Si sente squillare un telefono e la ragazza risponde.
“Ohi, ciao!... Chi gioca stasera?... Si, chi gioca?... No, paura!”.
Intanto, il ragazzo mediorientale si volta verso l'africano e scuote la testa: “Germania”.
“No”, ribatte l'africano ridendo, “la Spagna!”.
“Eeeh, ma la Germania è forte...”.
“Si, ma anche la Spagna è forte!”.
La ragazza chiude il telefono e si gira verso i suoi vicini. “Si, stasera vince la Spagna”.
Il mediorientale non è convinto e fa una smorfia, mentre l'africano insiste: “Io tifo Spagna!”.
La chiacchierata mondiale si esaurisce lì.
Solo quando scendo dall'autobus mi rendo conto che quell'aria era davvero fresca.
Dal marciapiede sale un profumo penetrante di pesce fritto. Sicuramente misto.