Fatemi capire, per favore.
Fatemi capire, ché forse sono lontano da troppo tempo e forse ho una visione distorta proprio dalla distanza. Chiunque maneggi un minimo qualche dato economico, per interesse personale o per lavoro, sa alcune cose molto semplici. E questi dati sono pubblici, a disposizione di tutti. Li mette a disposizione l'Istat, ma se ne trovano anche di fonte confindustriale o sindacale, per non parlare, della Banca d'Italia o dei diversi ministeri. Il PIL italiano è in caduta libera da anni. La produzione industriale, facendo la media dei diversi settori manifatturieri, è in calo di quasi un quarto rispetto al lontano 2007. La produttività è sempre la stessa scarsa di prima, la disoccupazione è molto più alta e si prevede che aumenterà ancora. Dopo una lunghissima recessione, che era stata già preceduta da anni di debolezza e che solo formalmente è stata classificata in due recessioni distinte, il reddito disponibile delle famiglie è diminuito, facendo crollare la domanda interna. Senza raggiungere più i livelli e la tendenza pre-crisi, le esportazioni tengono, un po' salgono, ma non perché recuperiamo quote di mercato, bensì perché tutta la domanda mondiale è rimbalzata. Di fronte a questo evidente, tragico e inarrestabile declino economico, con tutte le conseguenze sociali che si porta appresso. Di fronte all'incapacità di tutta la classe politica, sia composta da vecchi onorevoli di professione o da "cittadini" senza reale rappresentatività, di indicare una qualsiasi direzione di sviluppo a lungo termine, che peraltro non sia semplicemente basata sul dogma dell'austerità dei conti pubblici, pur in presenza di un debito pubblico abnorme e di un PIL anemico. Di fronte all'incapacità della classe dirigente, privata o pubblica o sindacale, di immaginare nuove prospettive e nuove relazioni industriali e di creare reale innovazione che possa interessare anche il resto del Mondo. Di fronte all'incapacità della società di ritrovare anche solo un minimo di coesione e senso di solidarietà, pur in mezzo ad un radicato egoismo storico che non è certo nato con Berlusconi. Di fronte a una criminalità mafiosa che uccide letteralmente intere aree del Paese e ne corrompe altre, anche se non è tema che interessi più i media tradizionali o riesca a farsi spazio tra il flusso inarrestabile di quelli sociali. Di fronte a questo sfacelo di cui non si vede la fine e di cui tutti, ma proprio tutti, chi più chi meno, portiamo responsabilità, i giornali scrivono che l'OCSE e Moody ci promuovono? Sarò pure lontano, ma l'Italia mi fa ancora venire mal di pancia.
12 novembre 2013
15 ottobre 2013
Anteprima di Terza Età [ NYC #15 ]
Che a volte i vecchi siano come i bambini, si sa. Personalmente, sono anche curioso di vedere come sarò io da vecchio. Mi immagino ad attaccare bottone con chiunque passi a raggio della mia panchina, sperando che lo stalking sia stato finalmente ricondotto a reato d'opinione. Con buona probabilità, sarò pure abbastanza sordo: una vita trascorsa con la musica sparata nelle orecchie via cuffie non sarà certo compensata dall'apatia notturna di fronte a un televisore con volume appena percettibile per non svegliare il resto della famiglia. Se poi ci riuscirò a diventare vecchio, questo è un altro capitolo.
Spero solo d'essere un po' meno rompipalle dei tre vecchi seduti adesso giusto a fianco del mio tavolo nella biblioteca di Bay Ridge. Sono davvero come i bambini. Il guardiano è già venuto a chiedergli di parlare piano o d'andare fuori a chiacchierare. E loro? Impassibili. Riescono a bucare pure il volume della musica nelle mie immancabili cuffie di salvataggio.
Mi rimangio quello che ho appena scritto: non è vero che sono rompipalle. Con le loro bocche con pochi denti, e pure storti. Con le loro barbe lunghe. Con quell'alito che ricorda chiaramente l'alcol. Mi piacciono. Perché mai dovrebbero buttare i loro soldi per un caffè da Dunkin Donuts quando la città offre loro uno spazio per socializzare e leggersi il New York Times senza dilapidare la pensione?
Quasi quasi chiudo il mio progetto, mi levo le cuffie e mi presento.
07 ottobre 2013
TUTTO CASA E FAMIGLIA
P.c. Papa Francesco
Negli Stati Uniti sono tanti i libri per bambini il cui titolo inizia con "Goodnight".
"Goodnight Moon" è forse il più famoso di tutti. Credo siano pochissimi i bambini cui non sia stato letto prima di metterli a fare la nanna. La luna, la stanza, il palloncino rosso, il topolino, la vecchia che sospira, i calzini e i gattini.
Anche noi lo leggiamo insieme al nostro piccoletto, che ha poco più di quindici mesi. Gli leggiamo pure "Goodnight New York City", perché ormai è questa la città dove abbiamo deciso di vivere. E "Goodnight Miami", perché la sua mamma è nata e cresciuta lì, nella Magic City, come alcuni la chiamano da queste parti. Buonanotte Torino dovrà aspettare ancora un po', credo.
In "Goodnight Miami" ogni pagina augura la buona notte ad ognuna delle cose che rendono famosa la città della Florida, da Ocean Drive a Little Havana, passando per il clima tropicale e i cieli color porpora.
"Goodnight Miami", come recita la quarta di copertina, è un libro scritto per i bambini ma amato da persone di tutte le età.
All'interno del libro, c'è un breve profilo dell'autrice e di chi ha disegnato le illustrazioni.
L'autrice si chiama Patricia. Vive a Miami, con la sua compagna Cristina.
Il libro è dedicato a Sebastian, loro figlio.
Un cordiale saluto e l'augurio di buon lavoro. Ne abbiamo bisogno, tutti.
17 settembre 2013
Tempo al tempo [ NYC #14 ]
Avevo controllato il sito della metropolitana e sapevo che, soprattutto la domenica, i lavori sulla linea da Bay Ridge avrebbero rallentato il nostro viaggio. Ma non avevo visto che la D da Coney Island nemmeno ci arrivava a Manhattan. Così ci presentiamo all'appuntamento a Central Park con la nostra canonica mezz'ora di ritardo, quella che sembra proprio noi non riusciamo a cancellare. Ma la nostra nuova amica, da lontano, ci saluta lo stesso sorridendo mentre ci viene incontro. Il marito, invece, ci aspetta sul prato, dove sta giocando con le loro due bambine.
La bimba che ha da poco due anni è perfetta per il nostro piccoletto, sento già che lo metterà in riga.
La bimba che ha da poco due anni è perfetta per il nostro piccoletto, sento già che lo metterà in riga.
A New York da dieci anni, lui è thailandese mentre la moglie è americana. Sono l'ultimo inaspettato regalo che ci ha fatto Helen prima di andarsene. Era stata lei a metterci in contatto con loro. Ad agosto, quando siamo andati a trovarla a Stockton, era molto affaticata, ma riusciva ancora a stare un po' in piscina con i suoi piccoli gemelli, mentre Everett correva avanti e indietro per cucinare e prendersi cura di tutti noi. Poi, qualche giorno dopo il nostro rientro a casa, quella telefonata che non mi aspettavo. Helen si era addormentata per sempre.
10 settembre 2013
Aspettando il nuovo Sindaco [ NYC #13 ]
16 SETTEMBRE, AGGIORNAMENO DELLE 10.10
Nonostante sia rimasto qualche migliaio di voti da scrutinare, ma quando il 99% delle schede è ormai certo, Bill Thompson ha ammesso la vittoria di Bill De Blasio alle primarie democratiche. Compreso che non avrebbe avuto comunque chance in un eventuale ballottaggio, e che questo rinvio della nomination democratica avrebbe potuto avvantaggiare il repubblicano Lhota (uscito vincente dalle primarie del suo partito), Thomposn darà il suo appoggio a De Blasio nelle elezione a Sindaco che si terrà il 5 Novembre.
Bill De Blasio ha vinto le primarie democratiche per l'elezione a Sindaco di New York. Quando le sezioni scrutinate sono il 97%, con oltre 255.000 voti De Blasio raggiunge il 40.2% delle preferenze e riesce ad evitare il ballottaggio. Sfiderà Joe Lhota, che ha vinto le primarie repubblicane. In teoria, non dovrebbe esserci più partita. Il favorito, ora, è De Blasio. Nel suo quartier generale di Gowanus, a Brooklyn, sarà una notte festa.
Ma...
Si, c'è un ma. Con questa percentuale così scarsa oltre il 40%, soglia necessaria per non andare al secondo turno, sembra improbabile che Bill Thompson, secondo dietro De Blasio con il 26.1% dei voti, non chieda il riconteggio dei voti. Vedremo.
Comunque, una cosa è certa. Le primarie, anche a New York, sono un affare per pochi intimi: tra i democratici ha votato solo l'11% degli iscritti aventi diritto.
(il post che segue è stato pubblicato il 10 Settembre, alle ore 19.30 di New York)
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28 agosto 2013
GLOCAL
"Sei del luogo?". Zelig ha colpito ancora una volta: due tizi dell'Arizona, i cui tratti somatici sembrano quelli dei nativi americani, mi chiedono quali siano le spiagge migliori dove andare, pensando che io sia uno del posto. Rispondo che sono di New York e che è la seconda volta che sono solo di passaggio qui a Cocoa Beach, quindi non saprei davvero aiutarli. Memore di quanto mi ha detto Luciano qualche tempo fa, e di alcune cose ascoltate e lette qua e la, mi affretto pure ad aggiungere che poi sono anche italiano, e questo tanto per rafforzare il concetto che so poco della zona e sono la persona meno indicata cui chiedere consiglio. Ma, in realtà, faccio la precisazione perché so che non puoi definirti newyorchese se non ci hai vissuto almeno per cinque anni, o dieci secondo altre teorie assai più conservatrici. Ai due tizi dell'Arizona, comunque, sembra fare né caldo né freddo il fatto che io sia italiano, e non credo immaginino le mie remore nell'appropriarmi di un'identità che non posso ancora dichiarare mia (ammazza, che complicato che è).
22 agosto 2013
UN GIORNO D'ORDINARIO PRIVILEGIO
L'amica Barbara, a proposito del nostro piccoletto, dice: "Vive a Nuova York e va in vacanza in Florida. Minchia, però!". In effetti, messa giù così, suona da vero privilegiato e forse lo è pure. Di certo, lui non lo sa. Tra qualche anno saprà semplicemente che quando era piccolo è stato sballottato a destra e manca per benino, senza che nessuno gli abbia mai chiesto il permesso. Quel giorno, per fortuna ancora lontano, non sarà proprio semplice dirgli: "no, lì non ci vai perché non sei ancora abbastanza grande". Lui ti guarderà con l'aria di quello che vuole fare il ragazzo educato perché sa che tu, invece, sei già abbastanza vecchio e potresti schiattare d'infarto se ti metti a litigare pure con lui, ché già sai essere bilioso di tuo, quando vuoi. Con quella stessa aria, prenderà il suo telefono, che sarà ultra tecnologico, capace di miliardi di operazioni al secondo, capace di trovare qualunque traccia, anche la più piccola, anche quella che hai provato a cancellare, di tutte le memorie, pure le più ambigue, che ti sei ostinato a seminare in quelli che lui chiamerà i social network preistorici. E troverà, in quelle centinaia di impronte, la prova che tu, quando forse lui voleva starsene a casina, e dormire nel suo letto, tu lo hai costretto a seguirti nei tuoi viaggi senza sosta, a dormire quasi ogni sera in un posto diverso, in una roba che non puoi nemmeno chiamare letto, e infatti qui la chiamano "pack 'n play". Per non parlare, poi, dei traslochi cui lo hai costretto nel suo primo anno di vita. E in questa allegra violenza, lo hai pure immortalato con un'ossessione che forse lui non avrà gradito. Ce ne sarà abbastanza per non dirti una parola che sia una, afferrare le chiavi di casa, lo zaino, il suo maledetto ultra tecnologico telefonino, e andarsene dove meglio vorrà. E sarà peggio per te.
16 agosto 2013
A RUOTA LIBERA
15 agosto 2013
OUTER SPACE
Due finestre, una porta scorrevole, una porta a vetri, un tavolo con il computer, un letto a due piazze. Al fondo di quella che nelle ultime due sere è stata la nostra stanza a Chesapeake, Virginia, c'era anche il bagno, che però era cieco. Occhio e croce, la lunga camera per gli ospiti e il bagno messi insieme avevano la stessa dimensione di casa nostra. Solo che nel nostro appartamento a Brooklyn, nello stesso spazio, ci entrano: due camere da letto con armadi a muro ricavati chissà come, poi un bagno, un soggiorno e quello che io definisco un ampio angolo cottura.
"Crescere un bambino in un appartamento a New York è come far crescere una quercia in un ditale". Si presentava così, con enormi cartelloni su alcuni palazzi di Manhattan e con lo slogan pubblicitario forse più azzeccato della primavera, una delle tante compagnie che offrono spazi per depositare tutto quello che non riesci a tenere dentro casa. Insieme al costo degli affitti, lo spazio è uno delle principali ossessioni a New York, dove Bloomberg, il sindaco in scadenza, ha lanciato una gara tra gli architetti per creare il micro-appartamento perfetto, sostenibile e pure a basso costo. Anche quando il reddito ti emancipa finalmente dal monolocale, il tuo appartamento avrà sempre delle dimensioni lillipuziane rispetto alla casa di una famiglia media americana e la cantina sarà un miraggio, così come la lavatrice.
"Crescere un bambino in un appartamento a New York è come far crescere una quercia in un ditale". Si presentava così, con enormi cartelloni su alcuni palazzi di Manhattan e con lo slogan pubblicitario forse più azzeccato della primavera, una delle tante compagnie che offrono spazi per depositare tutto quello che non riesci a tenere dentro casa. Insieme al costo degli affitti, lo spazio è uno delle principali ossessioni a New York, dove Bloomberg, il sindaco in scadenza, ha lanciato una gara tra gli architetti per creare il micro-appartamento perfetto, sostenibile e pure a basso costo. Anche quando il reddito ti emancipa finalmente dal monolocale, il tuo appartamento avrà sempre delle dimensioni lillipuziane rispetto alla casa di una famiglia media americana e la cantina sarà un miraggio, così come la lavatrice.
08 agosto 2013
Il lungo lungo viaggio di Saturnino Farandola [ NYC #12 ]
"Papà, io ero convinto che abitavamo a Pechino". Come potrò dargli torto? Dopo qualche anno in America, forse l'italiano del mio figliolo non sarà dei migliori, forse il ragazzino non sarà proprio ferrato coi congiuntivi della sua patria d'origine, ma lo spirito d'osservazione non gli farà difetto, già lo so. Si sarà guardato attorno e avrà tirato le sue conclusioni: "stiamo in Cina, vero?".
Andare alla stazione della metro R oppure a quella della N per noi fa nessuna differenza: sono praticamente alla stessa distanza e vanno entrambe a midtown Manhattan, anche se la R ci arriva facendo un giro più lungo e attraversando il fiume dentro un tunnel, quando la N corre invece per il Manhattan Bridge prima di tornare sottoterra. Ma a parte il fatto che la N, per un tratto di Brooklyn, è un treno espresso (e già questo potrebbe bastare e avanzare per preferirla), la vera differenza è che mentre la più vicina stazione della R è ancora nel nostro tranquillo quartiere, Bay Ridge, la più vicina stazione della N si trova nel quartiere di Sunset Park.
E Sunset Park è un Mondo a parte.
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