31 maggio 2009

A volte ritornano

Storie che si ripetono

Graziani, Pulici e Claudio Sala, sotto lo sguardo bonario di nonno Pianelli nel giorno dell'ultimo scudetto del Toro. Immobili per sempre. Passo davanti a quella foto mentre porto a tracolla un attrezzo pesantissimo, e col motore a scoppio, che è stato inventato per tagliare l'erba negli angoli più impervi dei giardini. So già che dovrò pregare per metterlo in moto.
Nonostante la plastica, che in teoria avrebbe dovuto proteggerla, la foto è ingiallita dal tempo e dalla polvere respirata per anni insieme a mio padre, nello stesso magazzino dove lui faceva i materassi. Era ben singolare la compagnia in quel piccolo laboratorio da artigiano: c'era pure John Fitzgerald Kennedy, che faceva capolino da una cornice in legno e vetro, privilegio riconosciutogli per risparmiargli almeno l'aggressione diretta alla stampa, se non quella, inevitabile, dell'offuscamento da polvere. Osservavo quella foto praticamente ogni giorno, e JFK guardava me, sia che stessi correndo per il cortile come Zaccarelli dietro al pallone, sia che avessi ricevuto il raro permesso di cardare la lana, prestando la massima attenzione a non lasciarci le dita delle mani. Quella foto di JFK era la Storia che veniva a farmi visita a casa, entrando dalla porta principale, come le immagini della guerra del Vietnam in televisione. Le uniche figurine che abbia mai raccolto in un album, da bambino, erano quelle della storia dell'umanità: dal pitecantropo ai caschi blu dell'Onu, passando per gli Assiri, Marx e il Dottor Sabin. Ovviamente non poteva mancare Mao Tse Tung, già comparso nei miei ricordi su queste pagine. Si, proprio il Grande Timoniere che, nel giorno della sua morte comunicata interrompendo le trasmissioni radiofoniche mattutine, riuscì a distogliermi dalla mia scavatrice arancione per farmi correre in magazzino da mio padre a dargli la notizia, manco fossi Ruggero Orlando. Settembre 1976, giusto pochi mesi dopo l'ultimo scudetto vinto dal Toro.
Da quando mio padre non c'è più, abbiamo appeso la foto degli eroi granata a Gravere, in quel regno che lui ha amato e curato fino all'ultimo istante di vita.
Eravamo a Gravere la domenica in cui l'urlo di Tardelli ai Mondiali passò per sempre alla storia. Ed eravamo sempre a Gravere la domenica in cui il Toro, sotto di due reti a 10 minuti dalla fine del derby, riuscì a segnare tre gol alla Juve. Tuttosport, il giorno dopo, titolava a caratteri cubitali: Dal Toro con furore.
Questa domenica di maggio sembra arrivata dopo secoli.
Se ci fosse ancora mio padre, forse oggi inorridirebbe. Non solo per l'ennesima retrocessione del nostro Toro, che degli ultimi 20 anni ne ha passati 8 in B. Ma anche per quanto sono maldestro a tagliare l'erba vicino alle sue rose.

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23 aprile 2009

Wireless

Ufficio all'aperto

Le amiche che studiano al tavolino del chiosco e a fatica tengono fermi i fogli.
Le amiche che si baciano su una panchina mentre il vento lascia volare il polline dagli alberi.
Chi usa la panchina come branda e la cartella come cuscino, senza nemmeno slacciare il nodo della cravatta.
Chi sulla panchina fa stendere la fidanzata per spulciarle i punti neri sulla fronte.
I ragazzini che inseguono una bottiglia di plastica sognando la serie A.
I ragazzi che sognano l'estremo oriente mimando lentamente un rito marziale.
I capelli bianchi che si appoggiano zoppicanti a un bastone.
Il canottiere che voga controcorrente e forse maledice pure il sole che si nasconde dietro le nuvole.
La chiatta che non si cura del sole e, tanto meno, dei canottieri.
Le ragazze del “tre senza”, che sfilano sulla passerella d'acqua sfoggiando tute rosa shocking.
I riccioli castano chiari che, sopra una maglia rosa e dei pantaloni verde militare, dall'alto dei loro 80 centimetri, improvvisamente perdono l'innocenza e terrorizzano con urla un piccione che ha la sola colpa di non voler volare.
Mi ricorda una persona che non ho conosciuto da piccola.
Perdo il filo, concentrando la mia attenzione su una ragazza che corre insieme al suo ipod e ad un top talmente esile che non serve troppa immaginazione.

L'impresa di quel noioso e lungo capitolato d'appalti è ardua. Nessun lavoro potrebbe distrarmi ora.

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19 aprile 2009

Naso

Salvezza in mezzo al traffico

Gli usi più comuni sono noti e assolutamente naturali.
Ma è nelle code al semaforo che comprendi perchè Madre Natura ci abbia dotati di un naso e l'abbia fatto con due buchi.
Da lì esce di tutto.
Ed entra di tutto. Da bambino impari dei passatempi che da grande tornano utilissimi quando la noia ti prende al volante.
E se punti lo sguardo fuori dal tuo finestrino, per osservarere gli altri al volante, ne hai la conferma.
No, non ci credo.
Addirittura la forbicina per tagliarsi i peli che spuntano...

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14 aprile 2009

Gente di fiume

Incontri pomeridiani nel parco lungo il Po

Sono vestiti completamente di nero e hanno capelli neri, lei lunghi sulle spalle, lui molto corti. Sono neri anche gli occhiali con cui si proteggono dal sole.
Camminano per un po' mano nella mano, nella stessa direzione della corrente. Poi entrambi estraggono le loro macchine fotografiche e iniziano a riprendere la sponda opposta del fiume. Scatti su scatti, si immortalano anche a vicenda e non chiedono aiuto a nessuno. A dire il vero, seduto sulla pacchina, sono l'unico negli immediati paraggi che potrebbe far loro una fotografia.
Sembrano giapponesi, e non solo perché continuano a torturare quegli otturatori. Sono sicuramente asiatici, forse sono solo due ragazzi dell'invisibile comunità cinese.
Si avvicina silenziosamente alle loro spalle, attratto da qualcosa che ha intravisto tra le foglie secche, ricordo dell'autunno ben lontano. La sua maglietta bianca lo fa risaltare ancor di più tra le due sagome nere, ma i due ragazzi non si accorgono della sua presenza, perché si muove con passi piccoli e leggeri.
Come un artigiano che maneggia senza nemmeno pensarci gli attrezzi del mestiere, lui impugna con naturalezza la sua pistola.
D'un tratto, un urlo lo richiama all'ordine.
E lui corre via, dalla sua mamma.

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10 aprile 2009

Dura lex

La fisica nel lavandino

Forse è questione di scarsa concentrazione, vai a sapere.
Sto fissando il lavandino, anche con una certa insistenza, ma la situazione non muta.
Quasi perdo la pazienza.
Serve qualcuno che abbia dimestichezza coi numeri, le formule, i teoremi...
Ho bisogno di un conforto scientifico.

"Ma i corpi non si penetrano?".
"No".

Niente.
I piatti li devo proprio lavare


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09 aprile 2009

Naturalmente bello

Donne al bar

"Linee guida per la redazione e l’uso delle carte della vulnerabilità degli acquiferi all’inquinamento".
Non riesco a capire nemmeno il titolo.
Forse non fa al caso mio, posso evitare di scaricarlo.
Almeno, così credo.
Da mezz'ora mi muovo tra i documenti più disparati, cercando inutilmente l'ispirazione per finire la premessa ad una proposta di progetto.
Un po' come avviene con una tesi: non serve quello che scrivi nel bel mezzo, devi concentrarti su quelle poche pagine iniziali di introduzione. Le uniche che il tuo relatore si degnerà di leggere. Forse.
Cerco l'ispirazione provando a farmi largo tra i suoni fastidiosi propinati da uno dei tanti banali network radiofonici. Quasi vado a chiedere ai camerieri di cambiare stazione.

Mentre mi ostino a cercare un'idea fuori dalla mia testa, osservo due signore sedute ad un tavolino non distante dal mio.
Il latte macchiato, il vestito a fiori, i capelli tenuti con la fascia, le calze bianche, il maglione grigio chiaro.
Le sto fissando da parecchio.
Sono così... così... naturali.
Che Belle.

Nello stesso momento, alla radio qualcuno ha cercato una colonna sonora per questi miei pensieri.

La voglio come Biancaneve
coi sette nani,
noiosa come una canzone
degli "Intillimani"

Prendila te quella col cervello,
che s'innamori di te
quella che fa carriera,
quella col pisello e la bandiera nera
la cantatrice calva
e la barricadera
che non c'è mai la sera...

Voglio una donna, mi basta che non legga Freud,
dammi una donna così
che l'assicuro ai "Lioyd"

Prendila te la signorina Rambo
che s'innamori di te
'sta specie di canguro
che fa l'amore a tempo
che fa la corsa all'oro
veloce come il lampo
tenera come un muro
padrona del futuro...

Prendila te quella che fa il "Leasing"
che s'innamori di te
la Capitana Nemo,
quella che va al "Briefing"
perché lei e' del ramo,
e viene via dal Meeting
stronza come un uomo
sola come un uomo

La premessa è ancora lì, non è avanzata d'una riga.
Anche per lei è ora di cena.

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08 aprile 2009

La cosa giusta

Semplice parcheggio? Molto di più

"What's wrong with that?"

Sto in questa casa da due anni e ancora non ho fatto l'abbonamento per il parcheggio riservato ai residenti. Perché fare oggi una cosa che posso fare domani?
E poi c'è da metter mano al portafogli e cacciare quaranta euro all'anno. Dico: una signora cifra, o forse solo una signorina, per avere il privilegio di parcheggiare l'auto in un raggio di qualche centinaio di metri senza sborsare, durante la giornata, un euro e trenta all'ora.
40 quotidiani, 40 caffè, 10 birre medie, 4 concerti underground, 10 film d'essai, 3 cene da Parìn, 360 ore di collegamento internet con la chiavetta, 9 fiordilatte di Agerola, 10 coni di calamari fritti, un anno di ingressi illimitati a mostre e musei, la saga dei Malaussene in formato economico o una sontuosa cena cinese per due a Belleville. Solo per stare sull'egoista e non prendere in considerazione la beneficenza nemmeno da lontano.

"What's wrong with that?"

È il segreto di almeno tre grandi condomìni. Sulla strada si affacciano due garage, uno è sfitto da anni. Chi è più fortunato e lesto può lasciare la sua macchina davanti al garage sfitto, dove non ci sono le strisce blu del parcheggio a pagamento. A rigore, la lascia davanti ad un passo carraio. Ma in due anni ho visto una sola multa dei vigili. Probabilmente, la vendetta di qualcuno.

In mattinata, di ritorno da Porta Nuova, ho impiegato mezz'ora e poco meno di un euro di metano per trovare parcheggio a 15 minuti di suola da casa mia, in una delle poche zone gratuite. Una vera botta di fortuna, perché in quell'area si concentrano 4 ospedali e molte strade secondarie sono bloccate dai cantieri della metro.

"What's wrong with that?"


Così, quando al rientro da cena ho visto lo spazio libero davanti al garage sfitto, proprio sotto casa, me ne sono venuto fuori con un “e vai!” degno d'un rigore segnato all'ultimo minuto nel derby. Poiché non vedo una vittoria nel derby da anni, e tanto meno su rigore in Cesarini, il mio entusiasmo non era per niente fuori luogo.
Non c'era verso di staccarmi dal volante. Mi sono goduto la mia conquista, anche lei per niente effimera.

Prima un lunghissimo Paul Mc Cartney, poi Electric Light Orchestra, e ancora George Benson. La pubblicità promette il meglio della musica soul e rock. Vero, posso confermare.
Rimarrei in macchina ancora a lungo con la radio accesa, proprio ora che è partito Santana ed è cretino troncarlo a metà. Ma la mia tosse inizia sovrastarlo, ci vuole un bicchiere di latte caldo e miele. Da qualche sera a questa parte la tosse mi rimbocca le coperte. Forse dovrei farmi prescrivere qualcosa. O forse no.

"What's wrong with that?
I'd like to know,
'cause here I go again".

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06 aprile 2009

Silenzio

Al cinema è tutto più facile

Speciale.
Si fa presto a dirlo.
Mica facile trovare una persona veramente speciale.

MIA: non odi tutto questo?

VINCENT: odio cosa?

MIA: i silenzi che mettono a disagio… perche’ sentiamo la necessita di chiaccherare di puttanate per sentirci piu’ a nostro agio?

VINCENT: non lo so… e’ un’ottima domanda.

MIA: e’ solo allora che sai d’aver trovato qualcuno davvero speciale… quando puoi chiudere quella cazzo di bocca per un momento, e condividere il silenzio in santa pace.

VINCENT: ma, non credo che siamo gia’ arrivati a
questo, ma non te la prendere, ci conosciamo appena...


("Pulp Fiction", Quentin Tarantino, 1994)

Magari sono solo pochi istanti che sembrano interminabili, ma rimani in silenzio e osservi gli occhi della persona che hai di fronte a te.
A cena, davanti a un caffè, in tram.

"Perchè mi guardi in quel modo?".

Forse Tarantino non aveva le idee chiare sulle persone speciali.
O forse non è lui a sbagliare.

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30 marzo 2009

Rivelazione

Ontologia e banali gesti quotidiani

Chiudo l'ultimo bottone e rimango immobile per qualche istante, in piedi, con lo sguardo perso nel vuoto.

Il vuoto.
Come ho fatto a non farci caso prima?
Il vuoto...
Mesi di domande, e mai la risposta.
Era davanti al naso e non riuscivo a vederla.
Riempire una scatola, riempire uno stadio, riempire di felicità, riempire di coccole, riempire di improperi, riempire di mazzate, riempire un modulo.
Riempire.
Per riempire... serve il vuoto.

Ah, si, devo tirare l'acqua.

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26 marzo 2009

Febbre del giovedì sera

All nite long

Sabato? Out.
Venerdì? Anche lì, sempre più ragazzini.
Rimane giovedì, ma senza esagerare, ché il giorno dopo è pur sempre di lavoro.
La serata dancehall nella succursale della mia vecchia scuola elementare c'ha lasciati un po' così. Forse siamo noi che iniziamo a sentirci fuori luogo nei centri sociali.
Oggi c'è aria di riscatto.
Palidda si lascia convincere senza troppo sforzo. Non vuol far tardi, ché domani è giornata d'udienza e il pm sarà pure onorario (cioè pagato una miseria) ma mica può arrivare in aula con le occhiaie.
Non resta che corrompere anche PapaCiccio. Si, vabbè, è il buon padre di famiglia così come se lo immagina il Codice Civile. Ma le scarpette non le ha ancora appese al chiodo e il pilates può andare bellamente a farsi...
"Ragazzo, che fai stasera? Tv? Su Sky danno la versione magiara di Holyday on Ice? Puoi rinunciarci".
"Però è coi sottotitoli in polacco...".
"Dice che allo Spazio 211 c'è Gudrun Gut, la Sacerdotessa della techno. Arriva dritta dritta dagli Einsturzende Neubauten. Dice che scuoterà Barriera di Milano".
"Ah, beh... se c'è la Sacerdotessa...".
E poi viene da Berlino. Dico: ma s'è mai visto qualcuno che faccia techno e che non venga da Berlino o da Detroit? Cioè, s'è mai sentito di un guru della techno che arriva da Trofarello?
No, Trofarello no. Ma Cavour è poi mica così distante... E dalla terra sacra delle mele arriva Mauro Picotto, gloria nazionale di stanza a Londra. Qualche nite-mega s'è pure goduta dalle nostre parti.

"A Berlino che giorno è? Se poi la nebbia entra anche dai muri...".

Oh, Papa... a proposito di guru. Ad aprile, a Venaria, c'è pure il guru della drum 'n bass.
Squarepusher, un nome che lascia pochi dubbi, sembra quasi che gliel'abbia dato l'Epifanio di "Uomo d'acqua dolce".
Si, è scattato il conto alla rovescia per Les Nuits Sonores.
Lione, stiamo arrivando...

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