04 febbraio 2009

Must

Essere sempre nei giri giusti

Per fare affari, per conoscere la prossima amante, per trovare il lavoro che paga di più.
Bisogna conoscere le persone giuste.
Sono tutto, le relazioni. C'è gente che del networking ha fatto la sua professione.

Tutti ti ripetono la stessa domenada: "e tu ci sei?".
Su Facebook? No.
Per contare davvero devi essere nell'archivio di Genchi...

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27 gennaio 2009

Telelavoro e teledivagazioni

Pausa caffè

Messa in sicurezza, superfund, anagrafe dei siti inquinati.
Sento la frittata che sale dallo stomaco alle palpebre.
Si, "chi inquina paga".
Rifiuti pericolosi, non pericolosi, inerti.
Non riesco a lavorare, serve un caffè.
Alzo il volume della radio.

Time was on my side
When I was running down the street
It was so fine, fine, fine
A suitcase and an old guitar
And something new to occupy
My mind, mind, mind
You see you were born, born
Born to be alive
Born to be alive)

Chi l'ha richiesta al dj voleva ricordare i suoi diciott'anni. Io all'epoca ero in quinta elementare. Una mia compagna di classe organizzò una festa e passammo tutto il pomeriggio ad ascoltarla senza sosta: quel povero mangiadischi avrà chiesto pieta e noi fummo insensibili.

Lavorare da casa ha i suoi innegabili vantaggi. Dover lavare la caffettiera non è tra quelli. Magari mi metto le scarpe e scendo al bar.

The Love Shack is a little old place where we can get together
Love Shack baby, Love Shack bay-bee!!

A proposito di baracche. Se i B52 avessero visto la mia cucina adesso...
Suona il cellulare.
"Piè, ma non dovevi essere già ad Aosta?".
"Macchè, ho la schiena bloccata. Ho spalato la neve venerdì... Non m'è venuta l'influenza ma è anche peggio. E non posso uscire fino alle otto".
"Ah, mi pareva d'aver visto Brunetta girare con la pistola per il quartiere...".

Sono il re della pazienza
Ce l’ho in testa la corona

Sicuro che non sono io.

Sono il re dei troppi errori, dei pensieri messi fuori

Si, così mi piace.
Lavo la caffettiera.


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13 gennaio 2009

Serendipity

Imprevisti delle scoperte non cercate

“È solo una questione di pregiudizi e paura. L'analisi può essere davvero utile: ad alcuni, per esempio, può servire per accrescere l'autostima. E poi è importante perché non ti cambia, ma ti aiuta ad accettarti per quello che sei, ti aiuta a capire come sei”.
Ah.
E se scopro d'essere cretino?

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11 gennaio 2009

Fiocchi D'Avena

E' importante sapersi ricredere

Altro che Zecchino d'oro, io volevo andare a vedere Bob Marley allo Stadio Comunale. Odiavo le canzoni per bambini, le canzoni dei cartoni animati. Odiavo ancor di più chi le cantava.
Però non ricordavo mica che Cristina D'Avena avesse delle tette così grandi.
Altrimenti...

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09 gennaio 2009

Il sole bacia i belli

E secca le...

“Nessuno mi ha mai aiutato”.
“Capisco, Professore, ma io ho rispettato tutte le propedeuticità... ho dato gli esami di penale... è stato un errore formale... le chiedo solo di...”.
Avrei dovuto capirlo, era iniziata col piede storto da subito. Frequentavo poco l'università e avevo scarsa dimestichezza con i diversi dipartimenti, che praticamente non avevo mai visto. Figurarsi quelli esterni alla facoltà, come era l'istituto di medicina legale. Avevo cercato ingenuamente l'indirizzo sulle guida del telefono ed ero finito dritto negli ambulatori delle autopsie, dove mi aveva aperto la porta un figuro con i guanti sporchi di non voglia saper cosa. Dopo aver circumnavigato l'isolato, vicino al fiume completamente avvolto dalla nebbia, sono finalmente riuscito a presentarmi davanti all'esimio luminare di medicina legale. All'epoca era anche un volto abbastanza noto, causa passaggi televisivi legati ai suoi interessi per il carbonio 14 e la sindone.
M'ero accorto dell'errore solo solo a cose fatte: avevo sostenuto il suo esame con un anno d'anticipo sul mio piano di studi. L'errore era evidente, innegabile. Ma era un errore puramente formale, perché avevo già passato gli esami di diritto penale considerati necessari per il superamento. Niente da fare, era stato irremovibile: non mi avrebbe aiutato e avrei dovuto aspettare un anno prima di tornare all'appello.
“Nessuno mi ha mai aiutato...”. Che tristezza.
Da quel giorno non l'ho più visto. Spiegai al preside di facoltà il mio errore e la risposta del professore. Il preside mi invitò a chiudere la porta del suo ufficio e ad avvicinarmi alla sua scrivania con il mio piano di studi. Prese un penna e con due frecce ristabilì un po' buon senso in quella stupida vicenda.
I medici legali me li immagino così: scorbutici, gelidi, privi di qualunque umana pulsione.
Questa qui, invece, buca la televisione.
Ha i capelli rossi, la voce sensuale e lo sguardo malizioso. Sa quello che vuole: si presenta al nuovo commissario e dopo qualche secondo è già lì che lo invita a trascorrere la serata con lei. Ovviamente, anche lui ha fascino: capelli un po' lunghi, veste casual, arriva nella campagna toscana dalla grande città del Nord, ha la fama d'essere uno sciupafemmine e al corso da commissario copiava i compiti dalla sua compagna di banco. Ovviamente, la compagna di banco lo amava, mentre lui se la faceva con la migliore amica di lei. Ovviamente, il commissario e la compagna di banco si ritrovano per caso nello stesso commissariato, ché l'Italia sarà pure grande ma gira e rigira ti ritrovi sempre sotto gli stessi campanili. Ovviamente, lui è sorpreso di vedere quanto sia diventata gnocca la sua vecchia compagna di banco, ché all'epoca del corso era bruttarella e per quello lui se l'era fatta con la migliore amica di lei. Ovviamente, la compagna di banco 'sta cosa della migliore amica se l'era legata al dito e appena rivede il commissario gli molla uno schiaffo davanti a tutto il commissariato. Ovviamente...
E poi, per qualche minuto, ci sono i denti sempre bianchi, le caramelle che creano una “er-ection” alla gola, e i rampolli di casa Savoia che si preparano a fare qualche marchetta ballando il sabato sera.
Il commissario si riprende lo schermo ma mica riesce a capire perché la sua ex compagna di banco manifesti cotanto astio nei suoi confronti (tradotto: perché se la tira da bestia e non gliela molla?). E, come non bastasse, la compagna di banco è pure diventata più brava di lui: è un'esperta nelle analisi delle scene del delitto. Però è rimasta solo un semplice ispettore e non ha passato il concorso da commissario, ché questo è pur sempre un telefilm italiano, mica un reportage sulle pari opportunità e la meritocrazia nella polizia scandinava. E in Italia siamo al passo coi tempi, i nostri delitti si evolvono, seguono la nuova morale. Così, alla faccia degli integralismi religiosi, nella prima serata del primo canale nazionale c'è pure spazio per l'omicidio di consenziente.
Comunque c'ho poco da far sarcasmo. Avrei potuto cambiare canale, ma non ho resistito, erano così tutti belli e carini...

"Eri così carino eri così carino
Pigro di testa e ben vestito
Senza blue jeans eri carino
Proprio un amore di ragazzino"

26 dicembre 2008

Mentite spoglie

È uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo

Dieci minuti a mezzanotte. Non del 24 ma del 26.
Non è davvero un anticonformista, questo Babbo Natale che arriva alla fine di Santo Stefano. Semplicemente il destinatario dei regali s'è presentato all'appuntamento con due giorni di ritardo. Il piccoletto non lo sa, ma era proprio Babbo Natale quello che oggi pomeriggio è andato a recuperarlo a Porta Nuova e l'ha portato tra le montagne, innevate come devono essere le montagne a Natale, punto e basta.
“Babbo Natale arriva solo quando vai a dormire”.
Il piccoletto esegue l'ordine senza fiatare. È in piedi dalle 6 e mezza di stamane e per arrivare da Anzio s'è fatto 9 ore di treno e una di auto.
Babbo Natale, ancora in abiti borghesi, affetta indifferenza leggendo il suo giornale preferito mentre il piccoletto gli dà il bacio della buonanotte. No Babbo, non puoi scioglierti proprio adesso, devi correre a prepararti.
Scende le scale al buio e quasi va a stamparsi sul pianerottolo. Raggiunge l'armadio e ne estrae la sua divisa d'ordinanza. Si veste lentamente, come se dovesse affrontare il suo primo colloquio di lavoro. Nulla è lasciato al caso: con una spilla da balia chiude il colletto della giacca e, per precauzione, toglie la sua preziosa collanina con le due pietre. Non la toglie praticamente mai, per nessuna ragione al mondo, neanche se deve andare ad un appuntamento con qualche persona importante, neanche quando sa che in quell'occasione l'abito farà il monaco, eccome. Ma stasera non sono ammessi errori. Se il piccoletto si accorge che suo zio è Babbo Natale, dovrà cambiare mestiere e volare per il resto dei suoi giorni su una slitta tirata da renne.
“Io non riesco a ricordarlo. Tu ricordi quando hai scoperto che Babbo Natale non esisteva?”, aveva chiesto la sorella poco prima d'arrivare in montagna, mentre il piccoletto era caduto nella sua consueta catalessi da macchina.
“Si. Stavo giocando sul divano nel retro del negozio. La porta di divisione era aperta e la tenda non era completamente accostata. Così ho visto papà mettere un pacco sotto l'albero di Natale che stava dietro la vetrina”. Bella la sorpresa e bellissima la betoniera dentro la grande scatola.
Bene, ora i pacchi ci sono tutti, quello grande della nonna e quelli piccoli dello zio. Azione.
Suona il campanello e gli aprono la porta in silenzio. Entra nella stanza del piccoletto, al quale era bastato appoggiare la testa sul cuscino per perdere conoscenza. È buio, entra solo la luce da una camera vicina.
“Guarda chi c'è”, gli dice la mamma. Lui stropiccia gli occhi, sta un po' in silenzio e poi:
“...Babbo Natale...”.
Più che Babbo Natale sembra Armstrong quando posò piede sulla luna: è muto, si muove al rallentatore e fa una sorta di benedizione con la mano destra quando se ne va. Non prima d'aver lasciato i pacchi, ovviamente, la sua unica missione.
Mentre il piccoletto inizia a scartare, Babbo Natale si ritira nella sua camera. Ma come faceva Clark Kent a spogliarsi come niente nella cabina del telefono? Via giacca e pantaloni, nascosti in un angolo inesplorato dell'armadio. Oh cavolo, il berretto rosso è rimasto sul letto. Porterà jella?
Forse dovrei scrivere di nuovo anch'io a Babbo Natale.

22 dicembre 2008

Oh! Oh! Oh!

Giorni di insofferenza

Chi sono? Dove mi trovo? Che giorno è? Che fine ha fatto la mia memoria?
Aspetta, inizio a ricordare... si, questo è The Family Man...
Non può che essere Natale.
Ce lo propinano in tivvù una volta all'anno, sotto Natale appunto.
Lascia perdere le ambizioni, non prendere quell'aereo e fatti una famiglia.
Messa giù così fa passar la voglia, ma io ho la lacrima facile.
Zap.
"Stasera la Storia delle Storie".
Wow, mica me la potrò mai perdere.
Posso. Da Mentana c'è Socci che parla della sua indagine su Gesù.
Preferisco Odifreddi o anche rileggere le ipotesi di Messori, ma Socci proprio non lo reggo.
Torna in mente pure l'interessante ricostruzione storica della figura di Gesù fatta da David Donnini (uscita anni fa per Massari e consultabile liberamente cliccando qui).
Zap.
Finalmente, un Babbo Natale che dice le parolacce e scopa in macchina: Babbo Bastardo.
Zap.
Che noia...
La mia Gola Profonda (a.k.a. Gattaccio) ieri m'ha raccontato d'aver assistito in treno alla seguente scena.
Una professoressa ai suoi alunni: "Ragazzi, lo sapete a cosa giocavano sempre Giovanni Battista e Gesù?".
Silenzio.
E lei: "A testa o croce...".
Una boccata di gas esilarante aspettando che arrivi il 7 gennaio.

19 dicembre 2008

Piccino picciò

Il peso delle dimensioni

Micro-cinema con micro-schermo e annesso trendy micro-ristorante. Menù originale a prezzi accessibili. Ovviamente con micro-portate.
Micro-libreria dentro un micro-bar. Ma potrebbe anche essere micro-bar dentro una micro-libreria. È il secondo punto di quella che vorrebbe essere una micro-catena cittadina di librerie che ospitano bar, dai quali si ricavano fatturati che non sono proprio micro come quelli che arrivano dalla vendita dei libri.
Meno male che esiste la bulimia legislativa, perché le norme sui pubblici esercizi regalano a questi locali dei cessi enormi, al confronto, e spesso sono vere e proprie perle dove puoi trovare musica di sottofondo o pagine dei più noti scrittori di Langa.
La moda del micro avanza.
Non è ricerca dell'infinitesimale. Talvolta serve per distinguersi dalla serialità industriale, ed è il caso delle maestose doppio-malto prodotte nei micro-birrifici. In altri casi serve a nascondere la crisi economica e la necessità di salvare i profitti a scapito del consumatore distratto. Pacchi di biscotti che, a prezzo costante, diventano improvvisamente più piccoli col passare dei mesi. Pare stia diventando la regola negli States.
Scarto il mio cioccolatino e mi sembra più piccolo. Lo è da un bel po' di tempo, forse è una scelta strategica di marketing. Sta di fatto che solo oggi me ne accorgo.
“Le lien du mariage est si lourd qu'il faut etre deux a le porter, souvent trois”.
Il legame del matrimonio – diceva Alexandre Dumas padre – è così pesante che si deve essere in due per portarlo, spesso in tre.
Sghignazzo leggendo l'immancabile bigliettino.
Se poi il terzo è così micro da essere invisibile, tanto meglio.

17 dicembre 2008

La Storia siamo Noi. Purtroppo

Realtà e rappresentazione

Compaiono a caratteri cubitali sui grandi schermi che campeggiano nello studio televisivo. Parole ad effetto.
Disturbi.
Terremoto.
Crisi personale.
Consapevolezza. La parola prezzemolo che non ci facciamo mancare mai.
La voce del conduttore sembra uscita da un telefilm sull'epopea della tivvù americana. Crea un effetto di tensione amplificata che stride con la pacatezza dei testimoni intervistati.
Si parla di una vicenda personale drammatica, il tentato suicidio di un ex calciatore. Una storia intima, dolorosa per il diretto interessato e le persone a lui care. Una storia che ha riempito giornali e telegiornali mentre l'Italia giocava i Mondiali in Germania. Per settimane ha soddisfatto la morbosa curiosità dell'opinione pubblica e ha creato vera compassione per una vicenda ben più vicina di guerre o carestie esotiche.
Si avvicina il momento in cui siamo tutti buoni e le storie sono a lieto fine. Allora perché dedicare un'ora della televisione pubblica alla conoscenza della Storia, quando possiamo rilassarci pensando che, in fondo, anche i fatti umani più tristi finiranno per il verso giusto? Non avremo tanti soldi in tasca, ma con un bel po' di fiducia il panettone lo compreremo, anche quest'anno.
I più fortunati, poi, potrebbero concedersi anche un giocattolo elettronico innovativo, che cambia l'età del cervello. Così dice la pubblicità.
Premessa: a 50 anni è assai probabile che tu abbia il cervello di un settantenne.
Promessa: usa il giocattolo elettronico innovativo e ti ritroverai con il cervello di un ventiseienne.
Prospettiva che sembrerebbe inquietante anche a un dodicenne.
Di grazia, perché mai dovrebbe essere preferibile un cervello che ha 26 anni rispetto ad un cervello che invece di anni ne ha 70?
Sull'ennesimo telegiornale della sera il sindaco di una grande città dice che andrà avanti col suo lavoro. Anzi, lavorerà anche più di prima, anche se due dei suoi assessori sono agli arresti.
Spengo la tele.
Accendo la radio, una di quelle che non ha il sistema di ricerca automatica delle frequenze. Non serve. A quest'ora tutti i network nazionali trasmettono lo stesso programma che ospita le stesse telefonate delle stesse persone che parlano delle stesse storie d'amore.
“La storia siamo noi, nessuno si senta escluso”.
Appunto.

05 dicembre 2008

Il bambino con il pigiama a righe

Un film da vedere

È magrissimo. Mi viene in mente Snoopy quando incontra il fratello che vive nel deserto: “Spike, sei esile come una promessa”.
Nel film si chiama Bruno, ha 8 anni e gli occhi azzurri. Di un azzurro così intenso che per qualche istante mi trascinano da tutt'altra parte.
Il padre è un gerarca nazista messo a capo di lager. Bruno e la sua famiglia vivono poco distante dal campo di concentramento. Un giorno Bruno si allontana da casa e raggiunge la recinzione di quel campo che lui crede una fattoria dove i contadini vanno in giro col pigiama. Fa amicizia con un bambino prigioniero, Schmuel, e...
Tratto dal libro omonimo, "Il bambino con il pigiama a righe" è stato presentato in anteprima al Sottodiciotto Film Festival di Torino. Nei prossimi giorni uscirà in tutta Italia, prodotto da Walt Disney e distribuito da Miramax.
Le immagini sono pulite, non c'è un'inquadratura fuori posto o un calo di ritmo nella sceneggiatura. Ma non è il solito film della Disney. I due bambini sembrano due bambini veri, con le stesse ingenuità dei bambini. O, almeno, con quell'ingenuità che ancora vorremmo vedere nei bambini. E il finale è... il finale giusto, che riporta alla realtà.

Piccola nota per la mamma di Bruno, interpretata da Vera Farmiga, la bella strizzacervelli che in Departed sta con il poliziotto stronzo e si innamora di Di Caprio, quello buono. Fa impressione vederla conciata come una madama crucca degli anni '30.

La canzone che mi risuona nelle orecchie mentre torno a casa è Stuck in a moment degli U2 (cliccare per ascoltare).

Don't say that later will be better
Now you're stuck in the moment and
you can't get out of it

Ovviamente non c'entra niente con tutto il resto. Come sempre.