24 dicembre 2013

Tempo infame [ NYC #22 ]

Quando voglio sapere che tempo fa qui in America, leggo i giornali italiani.
Ho sempre pensato che, essendo nato durante un temporale, sia per quello che le condizioni meteorologiche non mi tocchino più di tanto. Non sono il tipo del meteoropatico. Amo la pioggia, il vento, il sole, la neve. Amo un po' meno l'afa, solo perché mi fa venire mal di testa. Ma, a parte quello, non sogno l'estate d'inverno e non mi lamento se a fine luglio fa caldo. Noto le stranezze fuori stagione, certo, come tutti quelli che vivono nei climi cosiddetti continentali. Ancora mi ricordo di un 22 febbraio caldissimo a Torino, una decina d'anni fa. Come probabilmente mi ricorderò che il 22 dicembre 2013, mio primo anno a New York, in città c'erano più di 20 gradi, anche se ormai sto abbandonando i centigradi e sto imparando a ragionare in fahrenheit: 68ºF sotto Natale non sono proprio la regola quassù, ma lo sono a Miami.
Quando bevo il mio caffè a colazione ho l'abitudine di aprire prima i giornali americani online, poi quelli italiani. Oggi, vigilia di Natale, quelli italiani dicono in prima pagina, a volte anche con il primo titolo, che l'America è devastata dal maltempo. Quelli americani si occupano di altre cose, da Snowden alle prossime elezioni di medio termine, passando per la guerra nel Sud Sudan alla vigilia in giro per il Mondo. Il maltempo ci sarà di sicuro, basterebbe sintonizzarsi su Weather Channel o guardare la sua pagina online per sapere le condizioni in ognuno dei 50 Stati. E non è difficile immaginare che se in qualche Stato ci sono forti piogge, qualcuno possa anche morire, perché rimane intrappolato da qualche parte o per altre disgrazie connesse al maltempo. Ma se tutte le volte i giornali americani dovessero darci queste notizie, non esisterebbe Weather Channel e sui giornali non ci sarebbe spazio nemmeno per i necrologi. 315 milioni di persone e 4 fusi orari dovrebbero essere sufficienti per capire che, si, magari la tv passa qualche notizia, ma qui le condizioni di tempo estreme esistevano anche cent'anni fa, ben prima del buco dell'ozono e del riscaldamento globale. Un uragano o una tempesta di neve fanno notizia, perché bisogna anche avvertire la gente che si mette in viaggio da uno Stato all'altro. Il resto no.
Forse oggi i giornali italiani vogliono avvertire i milioni di nostri concittadini diretti in Arkansas per le vacanze di fine anno. Meno male che almeno i miei familiari hanno imparato a preoccuparsi solo quando sparano a qualcuno a New York.

23 dicembre 2013

Non posso vivere senza la mia radio [ NYC #21 ]

Ci guardiamo di sfuggita, scambiandoci quella tipica smorfia appena accennata, quasi impercettibile, che i maschi di tutto il Mondo, a qualunque latitudine, si scambiano quando si incrociano davanti alla porta di un cesso occupato: una sorta di mezzo sorriso che assomiglia più ad una emiparesi facciale. Lui ha gli occhiali da sole, anche se sono le cinque del pomeriggio, fuori è già buio e ci troviamo nel retro del locale. Ha il fisico massiccio e ha un berretto nero in testa. Fisso il muro, aspettando che il bagno si liberi e arrivi il mio turno. Arriva invece una barista, lo saluta, gli chiede come sta, digita un codice sulla pulsantiera della porta a fianco a quella del bagno e sparisce per qualche secondo. Riemerge con un telefonino rosa shocking. Il cesso è ancora occupato. Arriva pure il manager del locale, saluta anche lui calorosamente il mio vicino, ci scambia qualche battuta e poi scatta una foto alla barista sorridente insieme all'uomo con gli occhiali da sole. Non provo invidia per lui solo perché qualche minuto prima Jarvis e Andrea avevano fatto le feste anche a noi. Il piccoletto attira l'attenzione, ovunque noi si vada: come minino gli chiedono come si chiama e poi provano anche a strappargli un high-five. Jarvis gli ha chiesto solo il nome e in cambio gli ha regalato un gran sorriso. Poi ci ha presentato pure Andrea, la barista che stava facendo pausa bevendo un caffè al tavolo di fronte al nostro. Jarvis è il manager di questo Starbucks sulla Terza Avenue, nel quartiere di Kips Bay a Manhattan.
Finalmente, arriva il momento che stavo aspettando e mi prendo un paio di minuti di puro sollievo. Quando esco dal bagno, io e il tizio con gli occhiali da sole ci scambiano un'altra delle nostre smorfie. La ragazza dai capelli rossi e il piccoletto mi stanno aspettando. Usciamo e, come da tradizione quando è visibile lungo la nostra strada, indico l'Empire State Building al nostro piccoletto, perché poi più tardi possa riconoscerlo su uno dei suoi libri preferiti per la buonanotte. Questa sera la parte alta del grattacielo è illuminata di verde, bianco e rosso, perché New York è pronta per Natale.
"Hei", dico a mia moglie, "credo che davanti alla porta del bagno ci fosse un tizio famoso. La barista si è fatta pure fotografare con lui". Nello stesso istante, dallo Starbucks esce l'uomo con gli occhiali da sole, passando al nostro fianco mentre stiamo sistemando il piccoletto sul suo passeggino. Un uomo vestito di nero, davanti alla portiera aperta di un suv nero parcheggiato davanti al locale gli fa cenno di accomodarsi. Lui lo ringrazia allargando un braccio e sale sulla macchina. Mia moglie mi guarda e dice: "Quello è LL Cool J". Non sono molto bravo a riconoscere cantanti e gente famosa, ma la sua voce me la ricordo bene. Afferro il mio cellulare e cerco una foto su Google. Santi numi... Quegli occhiali, quel cappello...
N.B. un vero newyorchese, se incontra una celebrità, fa finta di non vederla e continua sulla sua strada come niente fosse.

"My radio, believe me, I like it loud
I'm the man with a box that can rock the crowd
Walkin' down the street, to the hardcore beat
While my JVC vibrates the concrete
I'm sorry if you can't understand
But I need a radio inside my hand
Don't mean to offend other citizens
But I kick my volume way past 10"

(Questo post è dedicato a Papa Ciccio e Toto B. E al nostro vecchio amore per l'hip-hop).

19 dicembre 2013

Il Vecchio e il Nuovo [ NYC #20 ]

La sua eta non la dice, dice solo che è vecchio e che dopo qualche ora non ce la fa più a lavorare e se ne va a casa. Nell'ora che abbiamo trascorso per pranzare nel suo locale, è stato pochissimo fermo. Ha sistemato le luci natalizie, la tenda, il bagno. È ha preso anche un quarto di dollaro, lo ha infilato nella vecchia macchinetta per le caramelle, di quelle che si usavano una volta, e ha fatto una sorpresa al nostro piccoletto. Anche se a casa nostra la televisione è sempre spenta, questo amabile nonno gli ha pure concesso il privilegio del cambio di canale sullo schermo che sovrasta il bancone: da quello sportivo ai programmi per bambini. Dopo il vaccino dal pediatra, con annesse urla di dolore, questo regalo ci sta. 
Corner Burger, con i suoi tavolini neri e le sedie in finta pelle rossa, è veramente un angolo piccolo. E sembra ancora più piccolo nella Park Slope che fa tendenza, tra gelati italiani artigianali, abbigliamento vintage e boutique per bambini. Oltre agli hamburger serve la poutine, un piatto che fanno a Montreal, con patatine fritte, salsa gravy e formaggio. Io lo prendo nella versione carnivora con salsa barbecue.

16 dicembre 2013

Ventuno [ NYC #19 ]

14 Dicembre 2013
Non solo è un connubio che non riesco a concepire. No, quasi non riesco a pronunciarlo: pizza e vino. Poi, se ci penso bene, magari sono io quello che si è fatto condizionare il cervello dal marketing e cinquant'anni fa la gente mangiava la marinara bevendoci sopra un bicchiere di comunissimo rosso. È che sono cresciuto vedendo la birra a tavola a pranzo e cena, rigorosamente Moretti, quando manco era pubblicizzata. Quindi, per me la pizza è solo con la birra, punto. Ma la ragazza dai capelli rossi è un'americana che ama il vino e lo conosce meglio di tanti miei compaesani in Italia. Così, non c'è nevicata che tenga: io e il piccoletto ci imbacucchiamo per benino e andiamo a cercare il vino giusto. Prima di metterlo sul passeggino, voglio che cammini un po' mentre nevica. Gli piace, non avevo dubbi, ma siamo maledettamente lenti e l'ora di cena è dietro l'angolo. In genere, credo che veda ben poco quando è seduto sotto la copertura anti-pioggia, figurati adesso che si riempie di neve. Il nuovo passeggino, comunque, si dimostra assai più maneggevole di quello che usavamo appena siamo arrivati a New York agli inizi di febbraio, quando la città è stata colpita in pieno da una tempesta di neve. Quella attuale, sta solo passando di striscio e lascerà pochi centimetri, dicono.

13 dicembre 2013

Quando le montagne non ci sono [ NYC #18 ]

I palazzi alti sono una benedizione. Non dico per forza i grattacieli, ché almeno a dicembre, in effetti, si fottono un bel po' di caldo con le loro ombre. Ma anche solo i venti e passa piani delle case popolari di Sunset Park sono una benedizione. Se hai passato tutta la vita in una città chiusa da colline e montagne, a qualcosa ti devi pure aggrappare se ora vuoi spezzare l'orizzonte in una città srotolata sull'acqua. Si, per la prima volta ho pensato che non sia incorniciata, Torino, ma proprio castrata dal suo paesaggio. 
Voglio camminare da solo e sentire freddo. Vorrei sentire il freddo come quello che arriva dalle montagne. Voglio che la musica mi isoli da tutto il resto. Era più facile quando l'inglese era davvero solo un suono indistinto e dalle cuffie usciva il mondo che m'immaginavo io. Mo' che inizio a capirci qualcosa, mi sono perso un pezzo della poesia. Non li ho mai provati, ma sono sicuro che per me il freddo e la musica nelle orecchie siano meglio di qualunque allucinogeno.

08 dicembre 2013

Elettore Di Sinistra [ NYC #17 ]


25 Carmine Street, Greenwich Village. Il nome ti dice che anche se quel che oggi rimane di Little Italy non è poi così vicino, agli inizi del 20esimo secolo in quest'area l'influenza degli immigrati italiani c'era tutta. Oggi, domenica 8 dicembre, altri 191 immigrati contemporanei si sono ritrovati qui, per le primarie del Partito Democratico. Non so quanti, ma qualcuno ha ricevuto anche un gianduiotto di benvenuto, che se tieni conto dei prezzi di New York, i due dollari di contributo al voto se ne sono andati per il cioccolatino. Personalmente, e non solo perché sono di Torino, ho apprezzato il gianduiotto. Anche l'allegria dei volontari mi ha messo di buon umore.
Prima di fare il numero 192 e venire anch'io a votare, nei giorni scorsi ho avuto qualche scambio d'opinione con alcuni amici in Italia. L'ho scritta ieri, l'impressione che mi è rimasta, quando ancora si doveva votare. È un'impressione che vale per tutti quelli che si definiscono di sinistra e votano PD; ma vale anche per chi si definisce di sinistra, odia il Partito Democratico (e quelli che definendosi di sinistra lo votano), e vota per una delle dozzine di partiti che, di volta in volta, pretendono d'essere loro la Vera Sinistra.

Da Elettore Di Sinistra che vota Partito Democratico dico che Oreste Millazzi sarebbe stato un candidato migliore, forse quello perfetto per fare il segretario del Partito. Ma la mia è solo un'impressione. Troppo lontano per sentire gli umori di chi andrà a votare alle primarie domenica. Almeno su una cosa non ho dubbi: l'elettore di sinistra, e non solo quello del PD, è sempre lo stesso, è ciclico, si ripresenta sempre identico. Distruttivo. Paternalista. Elitario. Non può concepire che la democrazia comprenda anche quelli che non la pensano come lui. Lui non vuole nemmeno convincerli, perché in verità vorrebbe solo educarli quei caproni volgari e ignoranti. Immaginando che educarli tutti quanti sarebbe impresa di quelle ardue, va al seggio, usa la matita, torna a casa, guarda i risultati, e poi esclama: fascisti. L'introduzione delle primarie, per l'Elettore Di Sinistra del PD, è stata una benedizione. Lui può finalmente sfogare tutta la sua rabbia con gli altri Elettori Di Sinistra del PD. Anzi, può sfogarla contro. A parte qualche eccezione (tipo quello che non ha mai partecipato alla vita politica ma ora sta trovando una nuova speranza e vuole genuinamente trasmetterti il suo entusiasmo), l'Elettore Di Sinistra prima di convincerti che il suo candidato sia quello giusto per il Partito, ti dirà che il tuo candidato è una merda. Potrebbe dirti che sei TU la merda, perché vai a votare uno come lui? No, anche se TU sei di quelli che adorano i confronti vivaci. Ci sarà spazio per discutere della maggioranza, cioè di tutti quelli che non votano PD è che sono proprio maggioranza-maggioranza, almeno tre quarti degli elettori? Macché. Se provi a chiedere: "come le vinciamo le elezioni? Quali caratteristiche ha il tuo candidato per convincere una parte della maggioranza-maggioranza a votare per il PD?", lui ti risponderà che il tuo candidato è una merda. E lo farà davvero in buona fede, lo giuro sulla buon'anima di Nilde Jotti. Ah! Se solo l'Elettore di Sinistra del Partito Democratico avesse un minimo di memoria in più. Forse perché così pacifico, pacifista o pacioso non ricorda la metafora della "gioiosa macchina da guerra"? Non ricorda che quella minoranza era convinta di poter dilagare per il Paese e, dopo il voto, si risveglio... sempre e solo minoranza? Per favore, Elettore Di Destra e Di Centro dacci una mano tu. Per una volta, non mi fare perdere tempo a spiegarti il perché e il per come. Fidati e basta. Ti sei già fidato in passato dei candidati tuoi e ora guardi come sei conciato? Vedi, allora, che non fa differenza? Per favore, dopo queste primarie del PD, Elettore di Destra e Di Centro vai a votare per il mio Nuovo Segretario. E non dire che te l'ho detto io, eh? Ché posso mica perdere la faccia con gli amici miei per un fascista come te.

02 dicembre 2013

Prato, Italia. RIP

A pochi chilometri da Firenze, in una delle tante piccolissime fabbriche tessili di Prato, ieri sono morti sette lavoratori cinesi, rimasti intrappolati durante un incendio. I giornali di oggi ci tengono a sottolineare che l'unica vittima sinora identificata era un immigrato irregolare. E riportano le parole del procuratore incaricato delle indagini: dice che nonostante i controlli, a Prato "è un Far West".
Io e Alessandro, amico e socio di quello che fu il nostro esperimento imprenditoriale, ascoltavamo con attenzione. I nostri ruoli erano chiari: lui era la mente analitica, io quella commerciale e dedita alle pubbliche relazioni. Davanti a noi, un uomo che conosceva Prato sicuramente meglio di noi. Volevamo capire, immaginare un progetto per quel territorio, qualcosa di nuovo, che provasse a guardare oltre la miriade di micro-imprese e creasse forme di integrazione, collaborazione. Lui ci disse che Prato avrebbe dovuto puntare sul terziario avanzato. Si, disse proprio terziario avanzato. Io e Alessandro ci guardammo, in silenzio. Immaginammo esattamente la stessa cosa: wooow... t-e-r-z-i-ar-i-o a-v-a-n-z-a-t-o... come Milano... telecomunicazioni, finanza e... "Si, Prato deve offrire nuovi servizi alle tante piccole imprese del suo territorio. Servono commercialisti, avvocati, studi di progettazione e di consulenza", disse il nostro interlocutore.
Se non ricordo male, l'anno era il 2006, ma potrebbe essere stato anche l'anno successivo. Ricordo bene, invece, chi fosse quell'uomo. Era l'Assessore alle Attività Produttive della Provincia di Prato.
Corruzione? Burocrazia? Criminalità organizzata? I mali più profondi che stanno consumando lentamente l'Italia, proprio come un fuoco, hanno nomi più semplici: ignoranza e stupidità. Chi ha l'animo e la forza di pregare per quei lavoratori cinesi morti, e per dare una speranza a tutti noi, per favore, lo faccia.

28 novembre 2013

Magari non sarà tre volte Natale, ma di sicuro festa tutto l'anno [ NYC #16 ]

 27 Novembre. Davanti alla finestra vicino al televisore, c'è ancora un Jack-O'-Lantern, ma questa sera ci siamo dimenticati d'accenderlo.
Non mi bastavano i derby in famiglia durante le partite di basket NBA, visto che mia moglie è di Miami e tifa per gli Heat. No, adesso faccio i derby pure con me stesso. Ho sempre tifato per i Los Angeles Lakers quando stavo in Italia, dai tempi in cui Canale 5 trasmetteva le differite delle sfide tra Magic Johnson e Larry Bird. Ma adesso che siamo a Brooklyn, non lo posso negare, sento che devo supportare la squadra locale, i Nets. Certo, il fatto che le loro maglie siano nere e bianche o bianche e nere, non è proprio d'aiuto per un granata; ma anche loro, come noi, sono in città da poco tempo e hanno deciso di mettere radici qui dopo aver trascorso la loro vita da tutt'altra parte, nel New Jersey. Insomma, ci stanno simpatici. E quando stasera hanno perso malamente l'ennesima partita di questo penoso inizio stagione proprio contro i peggiori Lakers di sempre, non sono riuscito per niente a festeggiare.
Domani, come ogni anno il quarto giovedì di novembre, ci sarà poco da festeggiare anche per i tacchini e per i nativi Americani. Per tutti gli altri, noi compresi, Happy Thanksgiving! Buon Giorno del Ringraziamento. Per vegetariani e vegani ci sarà il "Tofurky", surrogato di tacchino al tofu, roba che fa impallidire qualunque veggie-burger. Non che sia così pubblicizzato, a dire il vero, ma basta fare un giro per i siti dei principali magazine della sinistra americana (che sono vivi e vegeti ben più di quella italiana, fidatevi), per scoprire che pure l'impronunciabile polpettone di tofu ha un suo mercato.
Domani sarà un Thanksgiving speciale, quasi unico, tenuto conto della storia giovane di questo Paese, perché coinciderà con Hanukkah. Se è vero che questa sera sono state accese le menorah, i candelabri a nove braccia, sarà comunque domani, in coincidenza con il Ringraziamento, il primo giorno pieno della principale festa per gli ebrei. La prossima volta che Thanksgiving e Hannukah torneranno a coincidere non sarà prima di almeno 80000 anni, così dicono da settimane giornali e televisioni. Per questa occasione, qui si parla di "Thanksgivukkah", mettendo per una volta nell'angolo quello che è l'ormai tradizionale "Chrismukkah" (contrazione di Christmas e Hanukkah). In genere, Hannukah e Natale cadono abbastanza vicini nel tempo, e vengono festeggiati entrambi nelle famiglie dove uno dei genitori sia cristiano e l'altro di fede ebraica o nelle famiglie ebree dove il Natale, come per tantissimi in tutto il Mondo, è solo più una festa secolarizzata. Anche a casa nostra, dove papà è decisamente secolarizzato e mamma viene da una famiglia dove la tradizione ebraica è sentita, stasera abbiamo acceso la nostra menorah, ci stiamo attrezzando per l'albero di Natale e da qualche giorno abbiamo iniziato a leggere al nostro piccoletto una bella storia scritta da un'autrice di libri per bambini che vive qui a Brooklyn: "Daddy Christmas and Hanukkah Mama", dove si racconta di una bimba che da sempre celebra entrambe le feste, unendo le diverse tradizioni del suo papà e della sua mamma. La cosa bella di Hanukkah è che si festeggia per otto giorni di fila, con doni soprattutto per i bambini. E, poiché si festeggia il cosiddetto miracolo dell'olio, l'olio d'oliva viene usato in abbondanza per preparare cibi fritti. Noi non ci siamo fatti mancare latkes ed applesauce, cioè le frittelle di patate accompagnate dal purè di mele.
Negli Stati Uniti l'elenco delle feste è lungo, non c'è mese dell'anno in cui non si festeggi qualcosa o qualcuno, da Martin Luther King Jr. ai Veterani di Guerra, passando per St. Patrick e il Groundhog Day. E a New York, per le insistenze degli italiani da sempre, anche il Columbus Day ha la sua parata di festeggiamenti. Davanti a una delle nostre finestre ci sono ancora le zucche di Halloween, anche se la festa è passata da un pezzo, perché quando fa buio al piccoletto piace la luce che arriva dal Jack-O'-Lantern. Quella illuminata dall'interno è una zucca di plastica, prodotta rigorosamente in Cina e intagliata per creare la faccia mostruosa d'ordinanza. Secondo una delle tante leggende, Jack era un ladro ed era inseguito dagli abitanti del villaggio che aveva derubato. Ad un certo punto Jack incontra il Diavolo, il quale gli dice che è giunta la sua ora e...
A proposito di festeggiamenti. Dice che il 27 novembre 2013 in Italia sarà ricordato da molti e che tanti hanno festeggiato, puntandosi l'ora esatta per non dimenticare mai più i vent'anni precedenti. Sa tanto di festa con magra consolazione.
Uh, dopo un po' Jack è morto, come tutti gli umani. Il Diavolo non ha avuto la sua anima, perché Jack per qualche tempo era riuscito ad ingannare e intrappolare pure lui. Ma alla fine Jack non è potuto andare da nessuna parte: non in Paradiso, per i troppi peccati commessi in vita, e nemmeno all'Inferno, perché il Diavolo aveva promesso di risparmiarlo. Così, ancora adesso, Jack vaga senza riuscire a trovare un posto dove avere finalmente pace.
Forse Jack era italiano, vai a sapere. Adesso è tempo di pensare al 28 novembre e al tacchino.


26 novembre 2013

POMPEI, IL BRITISH MUSEUM E UNA LEZIONE PER L'ITALIA

A proposito di Pompei e del documentario che il British Museum, dopo la chiusura della mostra londinese a settembre 2013 ("Life and Death in Pompeii and Herculaneum"), ha iniziato a presentare in più di 1000 cinema in 51 nazioni. Dal 2015 il British Museum affronterà un taglio imposto dal parlamento inglese, pari al 24% dei finanziamenti che attualmente riceve. Il British Museum ha 60mila soci, cioè persone che annualmente pagano una consistente quota fissa per poter visitare le collezioni e le mostre temporanee. Fuori Londra, le cose sono meno semplici, ma questo schema funziona anche per la più grande organizzazione inglese di fundraising dedicata al mondo dell'arte, ArtFund, che ha 100mila soci e aiuta 700 musei ad acquisire opere d'arte: degli 11 milioni di entrate, 4 milioni di sterline arrivano dai soci. Quanto al British Museum, ogni 4 sterline ricevute dal Governo, riesce a raccoglierne 6 dai privati. Di questi numeri, a fine giugno 2013, parlava il Financial Times.
Ma crudi dati economici a parte, è il documentario sulla mostra dedicata a Pompei che dovrebbe far riflettere noi italiani. Il British apre i suoi confini e vende il suo prodotto a tutto il Mondo, rafforzando in questo modo il suo marchio. Perché quello che andremo a comprare non è Pompei o la secolare tradizione culturale italiana, ma l'autorevolezza del British, del suo brand e delle sue mostre. Quella autorevolezza nasce dalle idee, dalle intelligenze, dalla creatività.

Potremmo prendere esempio dagli inglesi. Invece di pensare solo ai finanziamenti che il Governo italiano taglia o invece di inseguire qualche effimero riconoscimento europeo, legato pure lui alla distribuzione una tantum di fondi, il mondo dell'arte e della cultura italiana potrebbe iniziare a mettere in campo un po' di fantasia in più. Con il tempo, qualche buona idea verrà sicuramente fuori e qualche progetto riuscirà a far parlare dell'Italia in termini sorprendenti. Perché per inventarsi una grande mostra su Pompei e un documentario sulla medesima, da vendere a mezzo Mondo, non serviva essere inglesi.

12 novembre 2013

DI FRONTE

Fatemi capire, per favore.
Fatemi capire, ché forse sono lontano da troppo tempo e forse ho una visione distorta proprio dalla distanza. Chiunque maneggi un minimo qualche dato economico, per interesse personale o per lavoro, sa alcune cose molto semplici. E questi dati sono pubblici, a disposizione di tutti. Li mette a disposizione l'Istat, ma se ne trovano anche di fonte confindustriale o sindacale, per non parlare, della Banca d'Italia o dei diversi ministeri. Il PIL italiano è in caduta libera da anni. La produzione industriale, facendo la media dei diversi settori manifatturieri, è in calo di quasi un quarto rispetto al lontano 2007. La produttività è sempre la stessa scarsa di prima, la disoccupazione è molto più alta e si prevede che aumenterà ancora. Dopo una lunghissima recessione, che era stata già preceduta da anni di debolezza e che solo formalmente è stata classificata in due recessioni distinte, il  reddito disponibile delle famiglie è diminuito, facendo crollare la domanda interna. Senza raggiungere più i livelli e la tendenza pre-crisi, le esportazioni tengono, un po' salgono, ma non perché recuperiamo quote di mercato, bensì perché tutta la domanda mondiale è rimbalzata. Di fronte a questo evidente, tragico e inarrestabile declino economico, con tutte le conseguenze sociali che si porta appresso. Di fronte all'incapacità di tutta la classe politica, sia composta da vecchi onorevoli di professione o da "cittadini" senza reale rappresentatività, di indicare una qualsiasi direzione di sviluppo a lungo termine, che peraltro non sia semplicemente basata sul dogma dell'austerità dei conti pubblici, pur in presenza di un debito pubblico abnorme e di un PIL anemico. Di fronte all'incapacità della classe dirigente, privata o pubblica o sindacale, di immaginare nuove prospettive e nuove relazioni industriali e di creare reale innovazione che possa interessare anche il resto del Mondo. Di fronte all'incapacità della società di ritrovare anche solo un minimo di coesione e senso di solidarietà, pur in mezzo ad un  radicato egoismo storico che non è certo nato con Berlusconi. Di fronte a una criminalità mafiosa che uccide letteralmente intere aree del Paese e ne corrompe altre, anche se non è tema che interessi più i media tradizionali o riesca a farsi spazio tra il flusso inarrestabile di quelli sociali. Di fronte a questo sfacelo di cui non si vede la fine e di cui tutti, ma proprio tutti, chi più chi meno, portiamo responsabilità, i giornali scrivono che l'OCSE e Moody ci promuovono? Sarò pure lontano, ma l'Italia mi fa ancora venire mal di pancia.