L'amore (è) infantile
"Ciao gatto, ciao cane, ciao giochi".
Saluta agitando la mano, ed è attentissimo a non dimenticare nessuno.
Giovanni ha solo due anni ed è già tal quale suo padre: un piccolo svizzero, ordinato e preciso.
Da buon svizzero apprezza pure gli orologi. A cena continua ad osservare il mio e sprizza tutta la sua gioia solo quando glielo metto al polso, stringendo il più possibile il cinturino.
Lui non ha il benché minimo sospetto d'essere svizzero, forse perché nelle sue vene scorre pur sempre sangue mediterraneo. In piazza, nel pomeriggio, continuava a trottare da una parte all'altra, senza fermarsi un momento. Chiara, vestita di rosa dalla testa ai piedi, solo per non scordarsi d'essere una bimba, provava ad imitarlo, sporcandosi esattamente negli stessi punti.
Al momento dei saluti si sono avvicinati, uno di fronte all'altra, e si sono dati un bacio, sfiorandosi appena le labbra.
Chiara ancora non lo sa, ma le sue speranze sono mal riposte. Giovanni ha altro per la testa e i suoi occhi brillano al solo nome di Giulia, sua compagna di giochi ogni giorno.
Chissà come sarà mai questa Giul...
"Bella!".
Da qualche parte c'è sicuramente una bambina che non vede pure lei l'ora d'andare all'asilo.
(technorati tag: bambini, amore)
22 marzo 2009
09 marzo 2009
Saperla lunga
Tecnologia empatica
Cellulare.
Messaggi. Scrivi nuovo. Sms.
Non proprio tutti i giorni, ma qualche volta ti può capitare di dover scrivere, riferendoti a te stesso, la parola "ego".
Il T9 ti ferma e ti suggerisce che potresti scrivere, in alternativa, "dio".
Io lo amo il T9.
[technorati tag: sms, T9, ego, Dio]
Cellulare.
Messaggi. Scrivi nuovo. Sms.
Non proprio tutti i giorni, ma qualche volta ti può capitare di dover scrivere, riferendoti a te stesso, la parola "ego".
Il T9 ti ferma e ti suggerisce che potresti scrivere, in alternativa, "dio".
Io lo amo il T9.
[technorati tag: sms, T9, ego, Dio]
04 febbraio 2009
Must
Essere sempre nei giri giusti
Per fare affari, per conoscere la prossima amante, per trovare il lavoro che paga di più.
Bisogna conoscere le persone giuste.
Sono tutto, le relazioni. C'è gente che del networking ha fatto la sua professione.
Tutti ti ripetono la stessa domenada: "e tu ci sei?".
Su Facebook? No.
Per contare davvero devi essere nell'archivio di Genchi...
[technorati tag: Genchi, conoscenze, networking, facebook]
Per fare affari, per conoscere la prossima amante, per trovare il lavoro che paga di più.
Bisogna conoscere le persone giuste.
Sono tutto, le relazioni. C'è gente che del networking ha fatto la sua professione.
Tutti ti ripetono la stessa domenada: "e tu ci sei?".
Su Facebook? No.
Per contare davvero devi essere nell'archivio di Genchi...
[technorati tag: Genchi, conoscenze, networking, facebook]
27 gennaio 2009
Telelavoro e teledivagazioni
Pausa caffè
Messa in sicurezza, superfund, anagrafe dei siti inquinati.
Sento la frittata che sale dallo stomaco alle palpebre.
Si, "chi inquina paga".
Rifiuti pericolosi, non pericolosi, inerti.
Non riesco a lavorare, serve un caffè.
Alzo il volume della radio.
Time was on my side
When I was running down the street
It was so fine, fine, fine
A suitcase and an old guitar
And something new to occupy
My mind, mind, mind
You see you were born, born
Born to be alive
Born to be alive)
Chi l'ha richiesta al dj voleva ricordare i suoi diciott'anni. Io all'epoca ero in quinta elementare. Una mia compagna di classe organizzò una festa e passammo tutto il pomeriggio ad ascoltarla senza sosta: quel povero mangiadischi avrà chiesto pieta e noi fummo insensibili.
Lavorare da casa ha i suoi innegabili vantaggi. Dover lavare la caffettiera non è tra quelli. Magari mi metto le scarpe e scendo al bar.
The Love Shack is a little old place where we can get together
Love Shack baby, Love Shack bay-bee!!
A proposito di baracche. Se i B52 avessero visto la mia cucina adesso...
Suona il cellulare.
"Piè, ma non dovevi essere già ad Aosta?".
"Macchè, ho la schiena bloccata. Ho spalato la neve venerdì... Non m'è venuta l'influenza ma è anche peggio. E non posso uscire fino alle otto".
"Ah, mi pareva d'aver visto Brunetta girare con la pistola per il quartiere...".
Sono il re della pazienza
Ce l’ho in testa la corona
Sicuro che non sono io.
Sono il re dei troppi errori, dei pensieri messi fuori
Si, così mi piace.
Lavo la caffettiera.
technorati tag: telelavoro, caffè, radio, born to be alive, love shack, il re di chi ama troppo
Messa in sicurezza, superfund, anagrafe dei siti inquinati.
Sento la frittata che sale dallo stomaco alle palpebre.
Si, "chi inquina paga".
Rifiuti pericolosi, non pericolosi, inerti.
Non riesco a lavorare, serve un caffè.
Alzo il volume della radio.
Time was on my side
When I was running down the street
It was so fine, fine, fine
A suitcase and an old guitar
And something new to occupy
My mind, mind, mind
You see you were born, born
Born to be alive
Born to be alive)
Chi l'ha richiesta al dj voleva ricordare i suoi diciott'anni. Io all'epoca ero in quinta elementare. Una mia compagna di classe organizzò una festa e passammo tutto il pomeriggio ad ascoltarla senza sosta: quel povero mangiadischi avrà chiesto pieta e noi fummo insensibili.
Lavorare da casa ha i suoi innegabili vantaggi. Dover lavare la caffettiera non è tra quelli. Magari mi metto le scarpe e scendo al bar.
The Love Shack is a little old place where we can get together
Love Shack baby, Love Shack bay-bee!!
A proposito di baracche. Se i B52 avessero visto la mia cucina adesso...
Suona il cellulare.
"Piè, ma non dovevi essere già ad Aosta?".
"Macchè, ho la schiena bloccata. Ho spalato la neve venerdì... Non m'è venuta l'influenza ma è anche peggio. E non posso uscire fino alle otto".
"Ah, mi pareva d'aver visto Brunetta girare con la pistola per il quartiere...".
Sono il re della pazienza
Ce l’ho in testa la corona
Sicuro che non sono io.
Sono il re dei troppi errori, dei pensieri messi fuori
Si, così mi piace.
Lavo la caffettiera.
technorati tag: telelavoro, caffè, radio, born to be alive, love shack, il re di chi ama troppo
13 gennaio 2009
Serendipity
Imprevisti delle scoperte non cercate
“È solo una questione di pregiudizi e paura. L'analisi può essere davvero utile: ad alcuni, per esempio, può servire per accrescere l'autostima. E poi è importante perché non ti cambia, ma ti aiuta ad accettarti per quello che sei, ti aiuta a capire come sei”.
Ah.
E se scopro d'essere cretino?
[cerca su Technorati altri blog che, magari pure seriamente, parlano di psicoanalisi o di serendipity]
“È solo una questione di pregiudizi e paura. L'analisi può essere davvero utile: ad alcuni, per esempio, può servire per accrescere l'autostima. E poi è importante perché non ti cambia, ma ti aiuta ad accettarti per quello che sei, ti aiuta a capire come sei”.
Ah.
E se scopro d'essere cretino?
[cerca su Technorati altri blog che, magari pure seriamente, parlano di psicoanalisi o di serendipity]
11 gennaio 2009
Fiocchi D'Avena
E' importante sapersi ricredere
Altro che Zecchino d'oro, io volevo andare a vedere Bob Marley allo Stadio Comunale. Odiavo le canzoni per bambini, le canzoni dei cartoni animati. Odiavo ancor di più chi le cantava.
Però non ricordavo mica che Cristina D'Avena avesse delle tette così grandi.
Altrimenti...
technorati tag: televisione, Cristina D'Avena, canzoni, bambini, tette
Però non ricordavo mica che Cristina D'Avena avesse delle tette così grandi.
Altrimenti...
technorati tag: televisione, Cristina D'Avena, canzoni, bambini, tette
09 gennaio 2009
Il sole bacia i belli
E secca le...
“Nessuno mi ha mai aiutato”.
“Capisco, Professore, ma io ho rispettato tutte le propedeuticità... ho dato gli esami di penale... è stato un errore formale... le chiedo solo di...”.
Avrei dovuto capirlo, era iniziata col piede storto da subito. Frequentavo poco l'università e avevo scarsa dimestichezza con i diversi dipartimenti, che praticamente non avevo mai visto. Figurarsi quelli esterni alla facoltà, come era l'istituto di medicina legale. Avevo cercato ingenuamente l'indirizzo sulle guida del telefono ed ero finito dritto negli ambulatori delle autopsie, dove mi aveva aperto la porta un figuro con i guanti sporchi di non voglia saper cosa. Dopo aver circumnavigato l'isolato, vicino al fiume completamente avvolto dalla nebbia, sono finalmente riuscito a presentarmi davanti all'esimio luminare di medicina legale. All'epoca era anche un volto abbastanza noto, causa passaggi televisivi legati ai suoi interessi per il carbonio 14 e la sindone.
M'ero accorto dell'errore solo solo a cose fatte: avevo sostenuto il suo esame con un anno d'anticipo sul mio piano di studi. L'errore era evidente, innegabile. Ma era un errore puramente formale, perché avevo già passato gli esami di diritto penale considerati necessari per il superamento. Niente da fare, era stato irremovibile: non mi avrebbe aiutato e avrei dovuto aspettare un anno prima di tornare all'appello.
“Nessuno mi ha mai aiutato...”. Che tristezza.
Da quel giorno non l'ho più visto. Spiegai al preside di facoltà il mio errore e la risposta del professore. Il preside mi invitò a chiudere la porta del suo ufficio e ad avvicinarmi alla sua scrivania con il mio piano di studi. Prese un penna e con due frecce ristabilì un po' buon senso in quella stupida vicenda.
I medici legali me li immagino così: scorbutici, gelidi, privi di qualunque umana pulsione.
Questa qui, invece, buca la televisione.
Ha i capelli rossi, la voce sensuale e lo sguardo malizioso. Sa quello che vuole: si presenta al nuovo commissario e dopo qualche secondo è già lì che lo invita a trascorrere la serata con lei. Ovviamente, anche lui ha fascino: capelli un po' lunghi, veste casual, arriva nella campagna toscana dalla grande città del Nord, ha la fama d'essere uno sciupafemmine e al corso da commissario copiava i compiti dalla sua compagna di banco. Ovviamente, la compagna di banco lo amava, mentre lui se la faceva con la migliore amica di lei. Ovviamente, il commissario e la compagna di banco si ritrovano per caso nello stesso commissariato, ché l'Italia sarà pure grande ma gira e rigira ti ritrovi sempre sotto gli stessi campanili. Ovviamente, lui è sorpreso di vedere quanto sia diventata gnocca la sua vecchia compagna di banco, ché all'epoca del corso era bruttarella e per quello lui se l'era fatta con la migliore amica di lei. Ovviamente, la compagna di banco 'sta cosa della migliore amica se l'era legata al dito e appena rivede il commissario gli molla uno schiaffo davanti a tutto il commissariato. Ovviamente...
E poi, per qualche minuto, ci sono i denti sempre bianchi, le caramelle che creano una “er-ection” alla gola, e i rampolli di casa Savoia che si preparano a fare qualche marchetta ballando il sabato sera.
Il commissario si riprende lo schermo ma mica riesce a capire perché la sua ex compagna di banco manifesti cotanto astio nei suoi confronti (tradotto: perché se la tira da bestia e non gliela molla?). E, come non bastasse, la compagna di banco è pure diventata più brava di lui: è un'esperta nelle analisi delle scene del delitto. Però è rimasta solo un semplice ispettore e non ha passato il concorso da commissario, ché questo è pur sempre un telefilm italiano, mica un reportage sulle pari opportunità e la meritocrazia nella polizia scandinava. E in Italia siamo al passo coi tempi, i nostri delitti si evolvono, seguono la nuova morale. Così, alla faccia degli integralismi religiosi, nella prima serata del primo canale nazionale c'è pure spazio per l'omicidio di consenziente.
Comunque c'ho poco da far sarcasmo. Avrei potuto cambiare canale, ma non ho resistito, erano così tutti belli e carini...
"Eri così carino eri così carino
Pigro di testa e ben vestito
Senza blue jeans eri carino
Proprio un amore di ragazzino"
“Nessuno mi ha mai aiutato”.
“Capisco, Professore, ma io ho rispettato tutte le propedeuticità... ho dato gli esami di penale... è stato un errore formale... le chiedo solo di...”.
Avrei dovuto capirlo, era iniziata col piede storto da subito. Frequentavo poco l'università e avevo scarsa dimestichezza con i diversi dipartimenti, che praticamente non avevo mai visto. Figurarsi quelli esterni alla facoltà, come era l'istituto di medicina legale. Avevo cercato ingenuamente l'indirizzo sulle guida del telefono ed ero finito dritto negli ambulatori delle autopsie, dove mi aveva aperto la porta un figuro con i guanti sporchi di non voglia saper cosa. Dopo aver circumnavigato l'isolato, vicino al fiume completamente avvolto dalla nebbia, sono finalmente riuscito a presentarmi davanti all'esimio luminare di medicina legale. All'epoca era anche un volto abbastanza noto, causa passaggi televisivi legati ai suoi interessi per il carbonio 14 e la sindone.
M'ero accorto dell'errore solo solo a cose fatte: avevo sostenuto il suo esame con un anno d'anticipo sul mio piano di studi. L'errore era evidente, innegabile. Ma era un errore puramente formale, perché avevo già passato gli esami di diritto penale considerati necessari per il superamento. Niente da fare, era stato irremovibile: non mi avrebbe aiutato e avrei dovuto aspettare un anno prima di tornare all'appello.
“Nessuno mi ha mai aiutato...”. Che tristezza.
Da quel giorno non l'ho più visto. Spiegai al preside di facoltà il mio errore e la risposta del professore. Il preside mi invitò a chiudere la porta del suo ufficio e ad avvicinarmi alla sua scrivania con il mio piano di studi. Prese un penna e con due frecce ristabilì un po' buon senso in quella stupida vicenda.
I medici legali me li immagino così: scorbutici, gelidi, privi di qualunque umana pulsione.
Questa qui, invece, buca la televisione.
Ha i capelli rossi, la voce sensuale e lo sguardo malizioso. Sa quello che vuole: si presenta al nuovo commissario e dopo qualche secondo è già lì che lo invita a trascorrere la serata con lei. Ovviamente, anche lui ha fascino: capelli un po' lunghi, veste casual, arriva nella campagna toscana dalla grande città del Nord, ha la fama d'essere uno sciupafemmine e al corso da commissario copiava i compiti dalla sua compagna di banco. Ovviamente, la compagna di banco lo amava, mentre lui se la faceva con la migliore amica di lei. Ovviamente, il commissario e la compagna di banco si ritrovano per caso nello stesso commissariato, ché l'Italia sarà pure grande ma gira e rigira ti ritrovi sempre sotto gli stessi campanili. Ovviamente, lui è sorpreso di vedere quanto sia diventata gnocca la sua vecchia compagna di banco, ché all'epoca del corso era bruttarella e per quello lui se l'era fatta con la migliore amica di lei. Ovviamente, la compagna di banco 'sta cosa della migliore amica se l'era legata al dito e appena rivede il commissario gli molla uno schiaffo davanti a tutto il commissariato. Ovviamente...
E poi, per qualche minuto, ci sono i denti sempre bianchi, le caramelle che creano una “er-ection” alla gola, e i rampolli di casa Savoia che si preparano a fare qualche marchetta ballando il sabato sera.
Il commissario si riprende lo schermo ma mica riesce a capire perché la sua ex compagna di banco manifesti cotanto astio nei suoi confronti (tradotto: perché se la tira da bestia e non gliela molla?). E, come non bastasse, la compagna di banco è pure diventata più brava di lui: è un'esperta nelle analisi delle scene del delitto. Però è rimasta solo un semplice ispettore e non ha passato il concorso da commissario, ché questo è pur sempre un telefilm italiano, mica un reportage sulle pari opportunità e la meritocrazia nella polizia scandinava. E in Italia siamo al passo coi tempi, i nostri delitti si evolvono, seguono la nuova morale. Così, alla faccia degli integralismi religiosi, nella prima serata del primo canale nazionale c'è pure spazio per l'omicidio di consenziente.
Comunque c'ho poco da far sarcasmo. Avrei potuto cambiare canale, ma non ho resistito, erano così tutti belli e carini...
"Eri così carino eri così carino
Pigro di testa e ben vestito
Senza blue jeans eri carino
Proprio un amore di ragazzino"
26 dicembre 2008
Mentite spoglie
È uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo
Dieci minuti a mezzanotte. Non del 24 ma del 26.
Non è davvero un anticonformista, questo Babbo Natale che arriva alla fine di Santo Stefano. Semplicemente il destinatario dei regali s'è presentato all'appuntamento con due giorni di ritardo. Il piccoletto non lo sa, ma era proprio Babbo Natale quello che oggi pomeriggio è andato a recuperarlo a Porta Nuova e l'ha portato tra le montagne, innevate come devono essere le montagne a Natale, punto e basta.
“Babbo Natale arriva solo quando vai a dormire”.
Il piccoletto esegue l'ordine senza fiatare. È in piedi dalle 6 e mezza di stamane e per arrivare da Anzio s'è fatto 9 ore di treno e una di auto.
Babbo Natale, ancora in abiti borghesi, affetta indifferenza leggendo il suo giornale preferito mentre il piccoletto gli dà il bacio della buonanotte. No Babbo, non puoi scioglierti proprio adesso, devi correre a prepararti.
Scende le scale al buio e quasi va a stamparsi sul pianerottolo. Raggiunge l'armadio e ne estrae la sua divisa d'ordinanza. Si veste lentamente, come se dovesse affrontare il suo primo colloquio di lavoro. Nulla è lasciato al caso: con una spilla da balia chiude il colletto della giacca e, per precauzione, toglie la sua preziosa collanina con le due pietre. Non la toglie praticamente mai, per nessuna ragione al mondo, neanche se deve andare ad un appuntamento con qualche persona importante, neanche quando sa che in quell'occasione l'abito farà il monaco, eccome. Ma stasera non sono ammessi errori. Se il piccoletto si accorge che suo zio è Babbo Natale, dovrà cambiare mestiere e volare per il resto dei suoi giorni su una slitta tirata da renne.
“Io non riesco a ricordarlo. Tu ricordi quando hai scoperto che Babbo Natale non esisteva?”, aveva chiesto la sorella poco prima d'arrivare in montagna, mentre il piccoletto era caduto nella sua consueta catalessi da macchina.
“Si. Stavo giocando sul divano nel retro del negozio. La porta di divisione era aperta e la tenda non era completamente accostata. Così ho visto papà mettere un pacco sotto l'albero di Natale che stava dietro la vetrina”. Bella la sorpresa e bellissima la betoniera dentro la grande scatola.
Bene, ora i pacchi ci sono tutti, quello grande della nonna e quelli piccoli dello zio. Azione.
Suona il campanello e gli aprono la porta in silenzio. Entra nella stanza del piccoletto, al quale era bastato appoggiare la testa sul cuscino per perdere conoscenza. È buio, entra solo la luce da una camera vicina.
“Guarda chi c'è”, gli dice la mamma. Lui stropiccia gli occhi, sta un po' in silenzio e poi:
“...Babbo Natale...”.
Più che Babbo Natale sembra Armstrong quando posò piede sulla luna: è muto, si muove al rallentatore e fa una sorta di benedizione con la mano destra quando se ne va. Non prima d'aver lasciato i pacchi, ovviamente, la sua unica missione.
Mentre il piccoletto inizia a scartare, Babbo Natale si ritira nella sua camera. Ma come faceva Clark Kent a spogliarsi come niente nella cabina del telefono? Via giacca e pantaloni, nascosti in un angolo inesplorato dell'armadio. Oh cavolo, il berretto rosso è rimasto sul letto. Porterà jella?
Forse dovrei scrivere di nuovo anch'io a Babbo Natale.
Dieci minuti a mezzanotte. Non del 24 ma del 26.
Non è davvero un anticonformista, questo Babbo Natale che arriva alla fine di Santo Stefano. Semplicemente il destinatario dei regali s'è presentato all'appuntamento con due giorni di ritardo. Il piccoletto non lo sa, ma era proprio Babbo Natale quello che oggi pomeriggio è andato a recuperarlo a Porta Nuova e l'ha portato tra le montagne, innevate come devono essere le montagne a Natale, punto e basta.
“Babbo Natale arriva solo quando vai a dormire”.
Il piccoletto esegue l'ordine senza fiatare. È in piedi dalle 6 e mezza di stamane e per arrivare da Anzio s'è fatto 9 ore di treno e una di auto.
Babbo Natale, ancora in abiti borghesi, affetta indifferenza leggendo il suo giornale preferito mentre il piccoletto gli dà il bacio della buonanotte. No Babbo, non puoi scioglierti proprio adesso, devi correre a prepararti.
Scende le scale al buio e quasi va a stamparsi sul pianerottolo. Raggiunge l'armadio e ne estrae la sua divisa d'ordinanza. Si veste lentamente, come se dovesse affrontare il suo primo colloquio di lavoro. Nulla è lasciato al caso: con una spilla da balia chiude il colletto della giacca e, per precauzione, toglie la sua preziosa collanina con le due pietre. Non la toglie praticamente mai, per nessuna ragione al mondo, neanche se deve andare ad un appuntamento con qualche persona importante, neanche quando sa che in quell'occasione l'abito farà il monaco, eccome. Ma stasera non sono ammessi errori. Se il piccoletto si accorge che suo zio è Babbo Natale, dovrà cambiare mestiere e volare per il resto dei suoi giorni su una slitta tirata da renne.
“Io non riesco a ricordarlo. Tu ricordi quando hai scoperto che Babbo Natale non esisteva?”, aveva chiesto la sorella poco prima d'arrivare in montagna, mentre il piccoletto era caduto nella sua consueta catalessi da macchina.
“Si. Stavo giocando sul divano nel retro del negozio. La porta di divisione era aperta e la tenda non era completamente accostata. Così ho visto papà mettere un pacco sotto l'albero di Natale che stava dietro la vetrina”. Bella la sorpresa e bellissima la betoniera dentro la grande scatola.
Bene, ora i pacchi ci sono tutti, quello grande della nonna e quelli piccoli dello zio. Azione.
Suona il campanello e gli aprono la porta in silenzio. Entra nella stanza del piccoletto, al quale era bastato appoggiare la testa sul cuscino per perdere conoscenza. È buio, entra solo la luce da una camera vicina.
“Guarda chi c'è”, gli dice la mamma. Lui stropiccia gli occhi, sta un po' in silenzio e poi:
“...Babbo Natale...”.
Più che Babbo Natale sembra Armstrong quando posò piede sulla luna: è muto, si muove al rallentatore e fa una sorta di benedizione con la mano destra quando se ne va. Non prima d'aver lasciato i pacchi, ovviamente, la sua unica missione.
Mentre il piccoletto inizia a scartare, Babbo Natale si ritira nella sua camera. Ma come faceva Clark Kent a spogliarsi come niente nella cabina del telefono? Via giacca e pantaloni, nascosti in un angolo inesplorato dell'armadio. Oh cavolo, il berretto rosso è rimasto sul letto. Porterà jella?
Forse dovrei scrivere di nuovo anch'io a Babbo Natale.
22 dicembre 2008
Oh! Oh! Oh!
Giorni di insofferenza
Chi sono? Dove mi trovo? Che giorno è? Che fine ha fatto la mia memoria?
Aspetta, inizio a ricordare... si, questo è The Family Man...
Non può che essere Natale.
Ce lo propinano in tivvù una volta all'anno, sotto Natale appunto.
Lascia perdere le ambizioni, non prendere quell'aereo e fatti una famiglia.
Messa giù così fa passar la voglia, ma io ho la lacrima facile.
Zap.
"Stasera la Storia delle Storie".
Wow, mica me la potrò mai perdere.
Posso. Da Mentana c'è Socci che parla della sua indagine su Gesù.
Preferisco Odifreddi o anche rileggere le ipotesi di Messori, ma Socci proprio non lo reggo.
Torna in mente pure l'interessante ricostruzione storica della figura di Gesù fatta da David Donnini (uscita anni fa per Massari e consultabile liberamente cliccando qui).
Zap.
Finalmente, un Babbo Natale che dice le parolacce e scopa in macchina: Babbo Bastardo.
Zap.
Che noia...
La mia Gola Profonda (a.k.a. Gattaccio) ieri m'ha raccontato d'aver assistito in treno alla seguente scena.
Una professoressa ai suoi alunni: "Ragazzi, lo sapete a cosa giocavano sempre Giovanni Battista e Gesù?".
Silenzio.
E lei: "A testa o croce...".
Una boccata di gas esilarante aspettando che arrivi il 7 gennaio.

Aspetta, inizio a ricordare... si, questo è The Family Man...
Non può che essere Natale.
Ce lo propinano in tivvù una volta all'anno, sotto Natale appunto.
Lascia perdere le ambizioni, non prendere quell'aereo e fatti una famiglia.
Messa giù così fa passar la voglia, ma io ho la lacrima facile.
Zap.
"Stasera la Storia delle Storie".
Wow, mica me la potrò mai perdere.
Posso. Da Mentana c'è Socci che parla della sua indagine su Gesù.
Preferisco Odifreddi o anche rileggere le ipotesi di Messori, ma Socci proprio non lo reggo.
Torna in mente pure l'interessante ricostruzione storica della figura di Gesù fatta da David Donnini (uscita anni fa per Massari e consultabile liberamente cliccando qui).
Zap.

Zap.
Che noia...
La mia Gola Profonda (a.k.a. Gattaccio) ieri m'ha raccontato d'aver assistito in treno alla seguente scena.
Una professoressa ai suoi alunni: "Ragazzi, lo sapete a cosa giocavano sempre Giovanni Battista e Gesù?".
Silenzio.
E lei: "A testa o croce...".
Una boccata di gas esilarante aspettando che arrivi il 7 gennaio.
19 dicembre 2008
Piccino picciò
Il peso delle dimensioni
Micro-cinema con micro-schermo e annesso trendy micro-ristorante. Menù originale a prezzi accessibili. Ovviamente con micro-portate.
Micro-libreria dentro un micro-bar. Ma potrebbe anche essere micro-bar dentro una micro-libreria. È il secondo punto di quella che vorrebbe essere una micro-catena cittadina di librerie che ospitano bar, dai quali si ricavano fatturati che non sono proprio micro come quelli che arrivano dalla vendita dei libri.
Meno male che esiste la bulimia legislativa, perché le norme sui pubblici esercizi regalano a questi locali dei cessi enormi, al confronto, e spesso sono vere e proprie perle dove puoi trovare musica di sottofondo o pagine dei più noti scrittori di Langa.
La moda del micro avanza.
Non è ricerca dell'infinitesimale. Talvolta serve per distinguersi dalla serialità industriale, ed è il caso delle maestose doppio-malto prodotte nei micro-birrifici. In altri casi serve a nascondere la crisi economica e la necessità di salvare i profitti a scapito del consumatore distratto. Pacchi di biscotti che, a prezzo costante, diventano improvvisamente più piccoli col passare dei mesi. Pare stia diventando la regola negli States.
Scarto il mio cioccolatino e mi sembra più piccolo. Lo è da un bel po' di tempo, forse è una scelta strategica di marketing. Sta di fatto che solo oggi me ne accorgo.
“Le lien du mariage est si lourd qu'il faut etre deux a le porter, souvent trois”.
Il legame del matrimonio – diceva Alexandre Dumas padre – è così pesante che si deve essere in due per portarlo, spesso in tre.
Sghignazzo leggendo l'immancabile bigliettino.
Se poi il terzo è così micro da essere invisibile, tanto meglio.
Micro-cinema con micro-schermo e annesso trendy micro-ristorante. Menù originale a prezzi accessibili. Ovviamente con micro-portate.
Micro-libreria dentro un micro-bar. Ma potrebbe anche essere micro-bar dentro una micro-libreria. È il secondo punto di quella che vorrebbe essere una micro-catena cittadina di librerie che ospitano bar, dai quali si ricavano fatturati che non sono proprio micro come quelli che arrivano dalla vendita dei libri.
Meno male che esiste la bulimia legislativa, perché le norme sui pubblici esercizi regalano a questi locali dei cessi enormi, al confronto, e spesso sono vere e proprie perle dove puoi trovare musica di sottofondo o pagine dei più noti scrittori di Langa.
La moda del micro avanza.
Non è ricerca dell'infinitesimale. Talvolta serve per distinguersi dalla serialità industriale, ed è il caso delle maestose doppio-malto prodotte nei micro-birrifici. In altri casi serve a nascondere la crisi economica e la necessità di salvare i profitti a scapito del consumatore distratto. Pacchi di biscotti che, a prezzo costante, diventano improvvisamente più piccoli col passare dei mesi. Pare stia diventando la regola negli States.
Scarto il mio cioccolatino e mi sembra più piccolo. Lo è da un bel po' di tempo, forse è una scelta strategica di marketing. Sta di fatto che solo oggi me ne accorgo.
“Le lien du mariage est si lourd qu'il faut etre deux a le porter, souvent trois”.
Il legame del matrimonio – diceva Alexandre Dumas padre – è così pesante che si deve essere in due per portarlo, spesso in tre.
Sghignazzo leggendo l'immancabile bigliettino.
Se poi il terzo è così micro da essere invisibile, tanto meglio.
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