"Il prossimo anno farò domanda per la cittadinanza. Meno male, me la firmerà Obama!".
A Seattle da 12 anni, per Andrea gli 8 anni di Bush sono stati davvero troppo.
"Tu sei sposato e hai un figlio", mi dice, "per te sarà più veloce". Vero, ha ragione.
Arrivato da Torino, seguendo l'amore per la musica, per il grunge e dintorni, non se n'è più andato. "L'amica che era con me, invece, è tornata in Svizzera, e ora lì è una rockstar".
27 novembre 2012
25 novembre 2012
DIARIO MINIMO DA SEATTLE - 1 - Radar
Ogni guida per turisti a Seattle prevede: che in città il cielo sia coperto, che dal tuo albergo si veda la Space Needle, che accendendo la radio tu possa ascoltare i Nirvana. Io, nel mio primo giorno, non solo ho infilato anche Pike Place Market, ma pure la sede di Real Player e un vero nerd che armeggiava con il cubo di Rubik camminando sulla Western Avenue.
E poi tanto caffè, ma ancora non quello scontato di Starbucks, che qui è nata e ha la sua sede, bensì quello delle moltissime caffetterie sparse lungo il nostro tragitto tra Belltown e Downtown, dove trovi i ragazzi con i loro portatili o gli uomini che giocano a domino.
A parte Jimi Hendrix, tutte le icone di questa città lontana più di cinquemila chilometri da Miami.
E poi tanto caffè, ma ancora non quello scontato di Starbucks, che qui è nata e ha la sua sede, bensì quello delle moltissime caffetterie sparse lungo il nostro tragitto tra Belltown e Downtown, dove trovi i ragazzi con i loro portatili o gli uomini che giocano a domino.
A parte Jimi Hendrix, tutte le icone di questa città lontana più di cinquemila chilometri da Miami.
21 novembre 2012
DIARIO MINIMO DA MIAMI - 6 - Late Show
Hai comprato una casa pignorata e quando apri la porta ci trovi dentro una ragazza colombiana che da tre mesi ha un contratto d'affitto?
Per tenerti sveglio al lavoro, invece di farti una bella tazza di caffè, ti fai prescrivere un farmaco contro la narcolessia e scopri che questo "Viagra per il cervello" ha fastidiosi effetti collaterali?
Per tenerti sveglio al lavoro, invece di farti una bella tazza di caffè, ti fai prescrivere un farmaco contro la narcolessia e scopri che questo "Viagra per il cervello" ha fastidiosi effetti collaterali?
DIARIO MINIMO DA MIAMI - 5 - E se avessero ragione loro?
Black Friday. E poi: Small Business Saturday, Sofa Sunday, Cyber Monday e Green Tuesday. C'è anche Wrong-Size Wednesday, e qualcuno parla pure di Black Thursday, perché alcune grandi catene decidono di anticipare le offerte già al giorno di Thanksgiving. Ovviamente, a parte il Giving Tuesday, che nelle intenzioni dei promotori dovrebbe essere dedicato alla beneficenza, c'è chi cerca di opporsi al consumismo che regge l'economia di questo Paese.
16 novembre 2012
DIARIO MINIMO DA MIAMI - 4 - Too Much
Sapevo che sarebbe finita così: non solo bevo molto più caffè che in Italia, ma ne sono quasi dipendente. "Si, vabbé, ma quella è brodaglia". Non scherziamo, per favore, non scherziamo. Forse da Mc Donald's, certo non nelle caffetterie. E pure in alcuni Starbucks puoi trovare miscele dall'aroma intenso e dal gusto forte. Il fatto è che qui, è risaputo, il caffè si beve a tutte le ore del giorno, potendo accompagnare pressoché qualsiasi piatto.
06 novembre 2012
DIARIO MINIMO DA MIAMI - 3 - Election Day
Nel parcheggio del Community Center di Uleta fa caldo e tutto è muto, non c'è folla. Non quella che i telegiornali locali raccontano da altre zone della Greater Miami. Dal guardiano, agli elettori in coda, alle addette alle postazioni per il voto elettronico, la maggioranza qui, in questo quartiere popolare di North Miami Beach, è afro-americana o, al massimo, centro-americana con prevalenza di giamaicani e haitiani. Siamo tra i pochi bianchi presenti in questa grande palestra adibita a seggio elettorale, a parte alcuni ebrei riconoscibili per la loro kippah.
02 novembre 2012
DIARIO MINIMO DA MIAMI - 2 - Colpirne cento per educarne cento
No, non credo che ad Hollywood, Florida, abbiano in mente il Grande Timoniere. Eppure i principi di base cari a Mao Tse Tung funzionano in ogni dove, soprattutto se applicati ai bambini. E qui sono applicati a tutti, senza distinzioni d'età.
Lo studio pediatrico è molto grande, come qualunque cosa quaggiù: se l'unità di misura è il miglio, non puoi stupirti che il tubetto del dentifricio o il tubo delle patatine sembrino bastoni. Per questo, anche un semplice studio medico può essere più grande di molti uffici di multinazionali presenti a Milano.
Dietro il bancone della reception c'è la stanza dello schedario. La nostra dottoressa ci dirà, poi, che ormai tutto è computerizzato; ma quella è ancora la memoria di qualche migliaio di bambini passati da qui negli anni.
Il salone d'attesa è diviso in tre zone distinte: quella per i bambini che devono fare un semplice controllo, quella per i bambini con qualche malattia in corso e quella per i neonati. Nulla da eccepire, soprattutto per i neonati, perché respirano qualunque cosa e la fanno propria come niente. In ogni zona c'è un televisore acceso sullo stesso canale per bambini. E se anche provi a spostarti in modo che il piccoletto tra le tue braccia non lo veda, lui proverà lo stesso a girarsi, seguendo le voci. Forse anche perché a casa non l'ha mai visto un televisore.
Sullo schermo ci sono dei piccoli pirati e un pesce, parlano di un tesoro. Sono folgorato, non riesco a staccare lo sguardo. Il cartone animato è costruito per insegnare nuove parole ai bambini. Il pesce formula le domande e, dopo qualche secondo di pausa, i piccoli pirati rispondono.
Mi distraggo per qualche minuto e quando torno con gli occhi al televisore vedo che i piccoli pirati si sono tolti le bende nere. Ora sono dentro un supermercato. Viene spiegato loro dove possono trovare la frutta e la verdura, il latte e il formaggio, e così via. Parte una musica, e li vedi ballare e cantare tra le corsie, come un perfetto musical. Alla cassa impari quante banane puoi comprare con le monete che hai in tasca. E poco importa se anche mia moglie, che pure è nata e cresciuta in Florida, strabuzzi gli occhi all'idea che tre banane possano costare tre dollari.
Cambio di scena, i piccoli ex pirati si trasferiscono nel cortile di una scuola. Ma arriva il nostro turno con la pediatra, e non sapremo mai che hanno mangiato per la merenda.
31 ottobre 2012
DIARIO MINIMO DA MIAMI - 1 - Lavorare ad Halloween
Non è facile fare il cameriere o la commessa il giorno di Halloween. Se hai fortuna, ti basta indossare una maglietta arancione, ripetere continuamente "Happy Halloween" a chiunque ti passi a tiro di saluto, e tutto finisce lì. In caso contrario, come minimo, devi truccarti e aspettare che arrivi la fine del tuo turno. Il trucco da gatta non ha rivali tra le cameriere, almeno a Coral Gables.Impossibile evitare questo destino, in generale, per chi lavora a contatto con la clientela. Nel grande studio ginecologico o nella piccola caffetteria francese, alle pareti troverai le stesse decorazioni a base di zucche, pipistrelli e teschi. Ma nello studio ginecologico ho contato: una segretaria vestita da gatta, una col grembiule e un grande cappello da ortolana, un'altra con finti dreadlocks e berretto da rasta con la scritta "Peace". Il bambino che accompagnava la mamma tutto vestito da piccolo ninja, l'ho tolto dalla contabilità del giorno.Happy Halloween.
09 agosto 2012
QUIZ
"Pali e traverse sono più rammarico che rimpianto". Lo ammetto, vado in crisi: e dove sarebbe la macroscopica differenza? Ma forse il telecronista Rai è pure accademico della Crusca e l'ignorante sono io. Lana caprina, comunque.
"E la sassata di Figlioli!".
Questa è intelligibile, e nemmeno serve essere esperti di pallanuoto per capire che ha segnato l'Italia.
Sei a cinque per il Settebello contro l'Ungheria, detentrice del titolo olimpico da tre edizioni.
A bordo vasca, con un gigantesco teleobiettivo, c'è una fotografa che indossa il velo. Evidentemente mussulmana, chiaro.
Quando segna l'Italia, oltre alle nostre bandiere, anche gli americani sventolano le loro; quando segna l'Ungheria, si vede anche la Union Jack. No, questa non l'ho capita.
Pianto improvviso, che rompe la prima nanna della sera. L'orologio della cucina dice che il piccolo ha mangiato da meno di due ore. Non può; essere che cacca, chiaro.
"E la sassata di Figlioli!".
Questa è intelligibile, e nemmeno serve essere esperti di pallanuoto per capire che ha segnato l'Italia.
Sei a cinque per il Settebello contro l'Ungheria, detentrice del titolo olimpico da tre edizioni.
A bordo vasca, con un gigantesco teleobiettivo, c'è una fotografa che indossa il velo. Evidentemente mussulmana, chiaro.
Quando segna l'Italia, oltre alle nostre bandiere, anche gli americani sventolano le loro; quando segna l'Ungheria, si vede anche la Union Jack. No, questa non l'ho capita.
Pianto improvviso, che rompe la prima nanna della sera. L'orologio della cucina dice che il piccolo ha mangiato da meno di due ore. Non può; essere che cacca, chiaro.
04 agosto 2012
BEL PAESE
Gabrielle Douglas, sedici anni.
Per i giornali del suo Paese, gli USA, è soprattutto "la prima donna nera", come scrive il New York Times, a vincere un oro olimpico in una gara individuale di ginnastica.
Per tutti i media statunitensi, lei è un'afro-americana.
Per "La Stampa" (e non credo che per il resto dei giornali italiani sarebbe tanto diverso), è soprattutto la prima "gazzella nera". Certo, poi nella didascalia della foto si dice che è afro-americana: probabilmente, uno sforzo per non essere ripetitivi e non essere cazziati dal caporedattore. Ma il titolo, quello che deve rimanere impresso in chi legge, va dritto alla pancia, perché con la pancia è stato scritto e con la pancia è stato approvato.
Non riesco davvero a pensare che sia razzismo, almeno non quello conclamato, che dalla sua ha pur sempre la dignità minima del coraggio delle proprie idee. Forse questo è solo un retaggio linguistico da libro "Cuore", e non ci ricordiamo manco più di quanto eravamo razzisti nel nostro recente passato di italiani brava gente.
Semplicemente, siamo banali.
Siamo maledettamente banali, se non volgari.
Scordiamocelo, non moriremo democristiani. Sarebbe già un privilegio, di questi tempi men che mediocri.
Non ci ammazzeranno case crollate per terremoti che altrove le lascerebbero in piedi, o per colpa di fabbriche inquinanti, mazzette per costruire autostrade deserte, scambi di flebo, attentatori con le bombole del gas. Tanto meno ci ammazzeranno la disoccupazione, il costo del denaro, il deficit, la de-industrializzazione, l'assenteismo o le Università mignon.
Moriremo, invece, travolti da forme di parmigiano, oppure accecati dalla corda spezzata di qualche mandolino o per il diabete da panettone con l'uvetta più dolce del Mondo.
Ci ammazzeranno i luoghi comuni più banali, quelli della bontà italiana, gli stessi che ci impediscono di vedere quanto sia cambiato il resto del Mondo in appena un quarto di secolo, mentre noi vogliamo ancora fare la colazione al bar a metà mattinata e pretendiamo il premio di produttività se siamo stati assenti un mese dall'ufficio.
Si, probabilmente verremo tutti soffocati da un delizioso pistacchio iraniano andatoci di traverso appena abbiamo scoperto che ce lo hanno venduto come pistacchio di Bronte.
O forse avremo fortuna, ce la caveremo e il Bel Paese rimarrà almeno un formaggio. Tra i più banali, ovvio.
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