07 ottobre 2009

LE PAROLE POSSONO PURE VOLARE, MA...

Cose che non puoi perdere

Inizi a sudare, ti agiti più del solito (e già sei quasi iper-cinetico di natura), stramaledici la tua genetica capacità di distrarti in qualunque situazione.
Ti scusi con le persone che erano lì a parlare con te e parti a razzo, corri goffo con quello stupido sacchetto pieno di carta inutile, sperando che in fondo, no, non può essere, chi mai potrebbe, e poi c'è...
E quando, con uno di quei sorrisi per i quali diventi ancora più impacciato, ti restituiscono la malconcia moleskine che avevi abbandonato sulla sedia, quasi non fosse una tua propaggine, quella in cui segni a casaccio numeri di telefono che non riporterai mai su una rubrica, perché sarebbe troppo intelligente farlo, e gli indirizzi più disparati di cose e persone, e le idee meno sensate e i progetti puntualmente più irrealizzabili...
Ecco, a quel punto rallenti il respiro e sorridi anche tu. Ed esci da quella buia sala convegno con la luce negli occhi. Sei convinto che tutto, ora, sia possibile.
Ma proprio tutto.

[technorati tag:
, , , ]

29 settembre 2009

VICOLO CIECO

Quando il lavoro diventa un labirinto

Ormai è qualche settimana che ci giro attorno. Ho pure stressato a dovere la mente pensante del gruppo, l'Ingegnere con la G maiuscola, mica solo la I; l'ho costretto a trovare prove e controprove prima alle sue e poi alle nostre comuni intuizioni deliranti, a simulare gli scenari più disparati; ho vestito i panni del vecchio saggio aduso al compromesso meno confessabile e l'ho costretto a metter da parte il suo ingiustificato idealismo giovanile (“ragazzo, vogliamo lavorare nel settore più sporco che esista, i rifiuti... l'ambiente si tutela, ma a parole... su, fa' il bravo...”). Il risultato, tecnicamente parlando, è apprezzabile, ed è il frutto faticoso d'un lavoro lungo, fatto di razionalità, mera opportunità, nasi turati (e non solo per il miasma che sale dalla monnezza). Per me, uno sforzo mentale doppio: formazione (almeno teorica) giuridica, esperienza professionale da consulente per chi deve gestire centinaia di persone e da sviluppatore commerciale (detto in inglese sarebbe più cool) di servizi aziendali altrui... che c'entro, io, col biogas, i piezometri, le medie ponderate, le percentuali d'ossigeno, i cedimenti del fronte di scarico e la georeferenziazione? E chiunque osi ancora dirmi che non c'è niente di più arduo che lavorar con le persone, motivarle, organizzarle, sceglierle, per poi licenziarle, si prepari alla mia selva d'insulti. Ci provi lui a trovare il magico equilibrio tra funzionalità complessa, esigenze politiche, trasparenza, ipocrisia e semplicità di comunicazione.
E si, perché questa roba va spiegata: tutto questo polpettone indistinto deve essere reso una pietanza appetibile, possibilmente già masticata e, magari, anche digerita. Si sa, la nostra attenzione è ridottissima, al terzo minuto d'ascolto iniziamo sbadigliare; e leggendo è ancora più facile, basta chiudere il libro o cliccare la crocetta in alto a destra. Serve il miracolo, lo slogan, la sintesi perfetta. Questa missione ai limiti del sensato ha pure un nome: business writing.
La sostanza non cambia. Da giorni devo trovare quelle poche paroline che convincano i miei interlocutori a investire davvero sullo sviluppo sostenibile, sulla tutela dell'ambiente e, prima di tutto, sulla salute della gente che compra l'insalata. “Lor Signori!! Venghino a me! Ho la soluzione ai problemi che mai vi siete posti, no, nemmeno nei vostri sogni peggiori. Da oggi potrete dotarvi di meravigliosi sistemi gestionali che renderanno un gioco il vostro monitoraggio ambientale (ché lo fate, vero, Lor Signori?) e più pulita la vostra comunque lucrosa attività. Che dite? V'ho conquistati??!”.
Macché, ancora non ne vengo fuori.
Apro il frigo. Patate, zucchine, pomodori, peperoni. Ci sono delle olive, dei capperi, l'origano che non può mancare.
Hai visto mai, cambiando ingredienti...

[technorati tag:
, , , , , , ]

28 settembre 2009

VOLO A BASSA QUOTA

Fine giornata a zonzo

Il vecchio restauratore nella sua bottega, davanti all'ormai defunto "cimitero dei mobili", di cui non si vede ancora la resurrezione. E poi Via Cottolengo, Porta Palazzo, l'antico zona franca del "Balon" ma anche un po' Tangeri. E poi, davanti al Comune, più Digos e celerini annoiati che educatori a protestare contro Chiamparino. E le Dr. Martens basse nella vetrina in pieno centro-centro, senza cuciture gialle e senza dover cercare l'unico negozio per soli dark che le importa da Londra. Il "passage" della Galleria Subalpina, con i libri antichi rari del negozio chic, quelli vecchi "dell'ebreo" e quelli che non ci sono più a settembre in piazza Carlo Alberto. Ragazzini bianchi, neri e gialli che saltano con lo skate davanti all'immobile EmanueleFilibertoDucaD'Aosta. Un capannello silenzioso di sparute bandiere della Cisl e della Cgil davanti alla Regione, non si sa perché. Il consueto understament (ché basso profilo non rende l'idea) dell'assessore all'ambiente che fa l'aperitivo al Pastis, e avrà in testa gli scenari futuri del PD piemontese, con la mozione davvero laica che ha preso un bel po' di voti anche nella mia San Salvario meno alternativa. E poi la Chinatown di corso Regina (Margherita, ché noi a Torino i nomi delle vie siam pigri a pronunciarli per intero), solo punteggiata da qualche emporio africano, e il ristorante di cucina wok che propone Barbera d'Alba Superiore. Basta, smetto di sfogliare la città e di passeggiare autisticamente col cellulare in mano. Adesso Al Jarreau urla boogie down nell'autoradio e mi accompagna al supermercato. La Coop, ovvio.

[technorati tag:
, ]

10 settembre 2009

NO NEWS, GOOD NEWS

Routine di settembre

Non è stato facile. Per tutto il pomeriggio ho dovuto fare i conti con improvvisi colpi di sonno. Nemmeno il quarto d'oro trascorso ad occhi chiusi e con attività cerebrale appena percettibile è bastato. Anzi, è stato come andarsene da un pranzo di nozze dopo aver mangiato due olive come aperitivo.
Non ho intenzione di attribuire colpe alla fine delle vacanze, alla ripresa del lavoro, no. Colpa del fatto che ho ricominciato a dormire cinque ore a notte? No. E' colpa dell'arancino palestinese mangiato a pranzo. Potevo accontentarmi del solo kebab, e invece...
E ora non è facile farsi spazio in questo accogliente ripostiglio che mi ostino a chiamare casa. Ci sono affezionato a queste quattro mura, davvero. C'erano, quando avevo bisogno di loro. E sono pure a modo con i miei ospiti. Ma è più forte di me, le tratto come fossero le mura di una magazzino. Si, credo che un qualunque capannone abbandonato sia oggetto di migliori attenzioni.
Giornali ovunque, scatole di tutte le dimensioni, panni che attendono la lavatrice come la festa patronale.
Pancetta al peperoncino, la solita leggerissima birra belga che beviamo solo io e gli slavi ubriachi del Lingotto, il pane di Eataly, il pomodoro dell'orto, condito con olio e origano. Non so perché lo chiamino origano, quest'erbetta secca. Ne ricordo uno che era buono davvero, origano anche con la g maiuscola. Forse era buono solo perché era stato raccolto per me.
"My life in the sunshine... everybody loves the sunshine".
Il sole è andato da un pezzo, su Radio Capital è finita l'ora di Vibe.
Esco, c'è un amico che mi aspetta.

20 agosto 2009

SARA'

L'alba, in viaggio

Sarà che ieri sera la Ravenna-Orte mi ha ricordato che "micaesistesololasalernoreggiocalabria"; sarà che questa stazione di servizio ha un nome semi-inquietante: Sansepolcro; sarà che rimane chiusa tutta la notte e ora è desolata: pochi in auto come me, qualche camionista, un camper; sarà la zanzara che mi ronza attorno e non vuole uscire; sarà che il gallo qui vicino ha appena cantato e un altro gallo, meno bucolico, ha acceso la radio e ascolta, incurante del mondo che lo circonda, house a volume da pasticca; sarà che il tir alle mie spalle s'è messo in moto, ha acceso i fari e partirà solo quando avrà finito il suo gasolio. Sarà, ma non ho più sonno. Non posso farmi la barba al buio, a meno di non sfruttare i fari del tir, e non posso ancora prendere il caffè, finché il bar non riapre.
Chatwin, in Patagonia, che avrebbe fatto?

12 agosto 2009

UN CORO PICCOLO DI PERSONE

Torino, una sera d'agosto

Non è un semplice luogo comune: la città della macchina, ad agosto, si svuota di macchine e di persone.
Puoi sentire distintamente, dalla strada, i dialoghi di un telefilm alla tv.
Vista dalla sua base, la Mole sembra ancora più imponente e la cupola che sorregge la guglia diventa tozza.
In via Riberi, proprio sotto la Mole, ci sono alcune panchine di pietra. Tutt'intorno non si muove anima, è il deserto dell'ora di cena. Di tanto in tanto si vede un piccione o un turista con la sua digitale.
Mi è sempre piaciuta, via Riberi, perché il resto della città non s'accorge di lei.
È il luogo ideale per un'aggressione immotivata e senza preavviso alle spalle, per un bacio fugace o rubato, per un libro che ti fa ridere dalla prima pagina.
Ora chiudo il telefono e torno a leggere.

11 agosto 2009

VUOI PRENDERE PESO? CHIEDIMI COME!

Elogio del grasso

Io li odio i nazisti dell'Illinois, e mi piacerebbe odiarli dal vero. Ma non vivo nell'Illinois e dalle nostre parti non è neppure semplice trovare un assembramento di nazisti su un ponte, da poter centrare con la macchina a tutta velocità per farli finire nel fiume.
Poiché non voglio che tutto il mio potenziale d'odio resti inespresso, cerco un altro bersaglio, possibilmente facile, ché siamo ad agosto e fa troppo caldo per le battaglie utili e intelligenti.
Trovato il bersaglio. A buon mercato e senza fastidiose implicazioni morali.
Prezzolati da due lire, schiavi volontari di una catena di sant'antonio che arrotonderà solo gli stipendi di chi li assolda. Li vedi ovunque, si moltiplicano come le mosche e i peggiori sono quelli che hanno corpi così sgraziati che ti chiedi con quale coraggio riescano a sfidare il ridicolo e appuntarsi al petto la spilletta con la quale si presentano agli occhi di chi li incrocia: VUOI PERDERE PESO? CHIEDIMI COME.
Se proprio c'è una cosa da chiedergli, è quella di levarsi dalla nostra vista.
Non bastavano i fanatici della palestra o dei fast food finto-salutisti. Non bastavano i propinatori del bisogno indotto d'assomigliare a calciatori impotenti o a modelle secche come un chiodo (al più, dotate di tette anti-gravitazionali).
No, adesso abbiamo anche quelli che ci vorrebbero ammorbare con sostituti del pasto e complessi multi-vitaminici.
Ma ci facciano il piacere!
Fermiamo questo contagio del buon senso e diffondiamo il verbo più ovvio che possa esistere: siamo fatti per mangiare e, possibilmente, pure tanto.
VUOI PRENDERE PESO? CHIEDIMI COME!
Certo, per ingrassare, meglio il culatello consigliato dallo Slow Food che il double-whopper di Burger King. Ma mica tutti possono spendere 90 euro al chilo per leccarsi le dita. Ognuno faccia secondo le proprie possibilità: alla equa redistribuzione delle ricchezze penseremo un'altra volta.
E allora, a colazione, solo biscotti danesi, pucciati nel latte intero.
La fettina piemontese? Solo al burro.
La mozzarella? Fiordilatte si, ma in carrozza.
E se proprio la pizza va fritta, che lo sia almeno nello strutto...
"E ho detto tutto!".

[technorati tag: , , , , , ]

05 agosto 2009

SAPORE DI SALE

Incontri al mare d'agosto

Solo un'ora e sembrano già inseparabili. Quasi vicini d'ombrellone, non si erano notati per tutto il giorno.
Anche Valeria ha i capelli corti, quasi un caschetto, e gli occhi che ridono, ma è un po' più alta di Riccardo. È riuscita a stregarlo senza malizia e ora lui la insegue ovunque.
Si tuffano tra le onde che increspano il mare prima del tramonto e poi si rotolano insieme sulla sabbia.
Basta un secchiello per farli felici.

03 agosto 2009

C O O O L P A A A A ! ! !

Come nasce un tormentone


Il Mostro ha fatto capolino nella nostra vacanza, inatteso, durante il rito familiare della colazione. Lui, il Senso di Colpa, s'è infilato nelle tazze del latte e minaccia di non andarsene mai più. Il Mostro non è sbruffone, sa quel che dice e mantiene quasi sempre la parola data.
Appena l'ho visto m'ha messo paura, mica storie. E per esorcizzarlo gli ho dato voce, quasi a sfidarlo se non a schernirlo.
"Bom-bom! Bom-bom!!!
C O O O L P A A A A A ! ! !".
Gli avevo detto il fatto suo, forse l'avevo convinto a starsene lontano da quelle 2 innocenti creature. Ma i bimbi moderni, si sa, son svegli come pochi...
"Deeniisss!!! Ci fai Coolpaaa??!".
"Siii! Daaaiii Deeeniiisss!!! Caaantiii Coooppaaa??!".
Miseria, ho creato una dipendenza. Quasi quasi mi sento in...

Tutta colpa del Biafra

Sensi di colpa


A volte eri solo pieno. Oppure avevi solo i pensieri di traverso e aspettavi come una liberazione il momento in cui ti saresti potuto alzare da tavola e startene finalmente per conto tuo.
Ma appena ti lasciavi sfuggire di bocca: "non ho più fame", inesorabile calava la mannaia del senso di colpa. "Mangia! Pensa ai bambini africani che muoiono di fame!".
E non è che tu non ci pensassi, no. È che non vedevi il nesso. Era colpa tua se i bambini in Africa morivano per la fame? No, tu non avevi colpa, era già tanto se sapevi dove fosse l'Africa. Ma l'insinuazione era partita e non sarebbe rientrata: il senso di colpa ti si era appiccicato addosso per sempre. Un'intera generazione rovinata, l'ennesima.
"Paaapaaaà??! Non ne voglio piuù di laattee!!".
"Paaaaaapaaaaà!!!! Nooo laaattee anchiiioooo!!!".
No, non può succedere.
Per un attimo osservi i pargoli, poi ti giri e fissi incredulo il papà. No, non può dirlo. No, non lo pensa nemmeno. Con la sua gaia razionalità, farà semplicemente notare che bisogna bere il latte a colazione perché fa diventare grandi e forti e si possono fare un sacco di cose, tipo correre, saltare e...
"Bevete e basta! Ché ci siamo anche sacrificati noi per lasciarvelo!!".
Non ci credo, non è possibile.
Eccolo che si avvicina minaccioso, a passi lenti e pesanti. Il Mostro...
Bom-bom! Bom-bom!!
. . . C O O O L P A A A A ! ! ! !
Altri 2 innocenti rovinati.