Il potere lenitivo della buona tavola
Partenza col gusto amarognolo, e questa giornata è di quelle che se lo porteranno appresso.
Non c'è la spensieratezza di decine d'altre volte, le battute sono ovattate, non graffiano.
Non è più neanche una di quelle nebbiose giornate d'ottobre d'una volta. Quella monotona pianura padana c'è sempre meno. No, oggi la nebbia è solo in testa.
Davanti al Teatro Fraschini di Pavia c'è un'osteria che di tale ha solo il nome e il conto. Tavoli in cristallo, resina dipinta sul pavimento. Alle pareti le locandine degli spettacoli disegnano un percorso temerario, dal Sergente di Paolini alle macchiette di Salemme. La carta è da ristorante vero ma con quelle cifre a pranzo non ci mangi neanche la pizza.
Linguine al sugo di pescatrice, filetto di pangasio alle erbette, patate gratinate, strudel di pere e cioccolato: scaldano più del sole che batte Strada Nuova e coprono un po' quell'ostinato gusto amaro.
Il professionale cameriere sardo, al momento del caffè, si lascia andare. Ha ragione, "il cuòco è pròprio cazzùto".
Due passi per non rimettersi subito in macchina
Sarà l'aria calda, ma il Ticino sembra ancora più lento.
E anche il Ponte Coperto offre proprio quello che ci vuole: una rassicurante protezione da tutto quello che può cadere sulla testa.
09 ottobre 2008
08 ottobre 2008
U' bisinìss 2
Deliri d'impresa
Donne!
Donne!
Donne!
E' arrivato
l'arrotino.
Lame
Coltelli
Forbici
E' arrivato
l'arrotino.
Forse dovremmo andare fuori dalle discariche col megafono...
Gestori
Gestori
E' arrivato TopStation
Monitorate i vostri rifiuti
E' arrivato TopStation
Niente, non ci siamo ancora.
Lavorare al pomeriggio d'un giorno feriale non cambia la sostanza.
Donne!
Donne!
Donne!
E' arrivato
l'arrotino.
Lame
Coltelli
Forbici
E' arrivato
l'arrotino.
Forse dovremmo andare fuori dalle discariche col megafono...
Gestori
Gestori
E' arrivato TopStation
Monitorate i vostri rifiuti
E' arrivato TopStation
Niente, non ci siamo ancora.
Lavorare al pomeriggio d'un giorno feriale non cambia la sostanza.
07 ottobre 2008
Riso amaro
Scene da single
Quelle giornate che non ne vogliono sapere di finire.
E prima di rientrare, devi passare pure a fare la spesa, ché il latte è finito e un po' di frutta e verdura devi mangiarla.
E arrivi a casa alle dieci.
E in televisione c'è la trasmissione giusta ma con gli ospiti sbagliati.
E ti prepari a cucinare, concedendoti birra, Maccagno, pane cotto al forno e capicollo.
E metti a rosolare la zucca per prepare il risotto, mentre il brodo è già pronto.
E apri la dispensa...
...cazzo, è finito il riso.
Quelle giornate che non ne vogliono sapere di finire.
E prima di rientrare, devi passare pure a fare la spesa, ché il latte è finito e un po' di frutta e verdura devi mangiarla.
E arrivi a casa alle dieci.
E in televisione c'è la trasmissione giusta ma con gli ospiti sbagliati.
E ti prepari a cucinare, concedendoti birra, Maccagno, pane cotto al forno e capicollo.
E metti a rosolare la zucca per prepare il risotto, mentre il brodo è già pronto.
E apri la dispensa...
...cazzo, è finito il riso.
05 ottobre 2008
U' bisinìss
Braccia rubate all'agricoltura
Fra un po' appare la montagnetta.
Facciamo a gara:
vince chi sente per primo il biogas della discarica.
Ricchissimi.
Tanto schifosamente ricchi da possedere due piscine, una di fianco all'altra.
Una stracolma di Fonzies (si, i bastoncini di mais e formaggio), l'altra straboccante di Crodino.
Il primo tuffo è nel Crodino gelido, il secondo tra i Fonzies, così si crea 'na bella patina protettiva gialla sulla pelle.
Oh, quando sarai a Parigi ricordati che davanti a Fritz non puoi ridere. Il guru ha inventato il noto tool di sviluppo e lui, per definizione, la mascella non la muove mai.
E ci devo andare proprio io che sono il più cazzone?
Un giorno i francesi si quoteranno in borsa, e quel giorno saremo a Uol Strit, e Fritz suonerà la campanella per dare avvio alle contrattazioni. Si, prima conquistiamo i mercati internazionali, poi veniamo in Italia, ché qui non c'è cultura.
Visione, missione, strategia, Suot analisis.
Io vedo solo punti di forza. Ci penso, ma minacce non ne trovo.
Ah, si, una c'è: la fine del mondo...
Meenkja, com'è 'sta storia della gazzella e dell'elefante?
Quando ci intervisteranno? Com'è che è iniziata la nostra fortuna?
No, noi non eravamo in un scantinato buio alla periferia della città.
No.
Noi eravamo nel giardino di una villetta a schiera.
Delirante lavorare di sabato.
Soprattutto se hai dormito solo quattro ore.

Facciamo a gara:
vince chi sente per primo il biogas della discarica.
Ricchissimi.

Una stracolma di Fonzies (si, i bastoncini di mais e formaggio), l'altra straboccante di Crodino.
Il primo tuffo è nel Crodino gelido, il secondo tra i Fonzies, così si crea 'na bella patina protettiva gialla sulla pelle.

Oh, quando sarai a Parigi ricordati che davanti a Fritz non puoi ridere. Il guru ha inventato il noto tool di sviluppo e lui, per definizione, la mascella non la muove mai.
E ci devo andare proprio io che sono il più cazzone?
Un giorno i francesi si quoteranno in borsa, e quel giorno saremo a Uol Strit, e Fritz suonerà la campanella per dare avvio alle contrattazioni. Si, prima conquistiamo i mercati internazionali, poi veniamo in Italia, ché qui non c'è cultura.
Visione, missione, strategia, Suot analisis.
Io vedo solo punti di forza. Ci penso, ma minacce non ne trovo.
Ah, si, una c'è: la fine del mondo...
Meenkja, com'è 'sta storia della gazzella e dell'elefante?
Quando ci intervisteranno? Com'è che è iniziata la nostra fortuna?
No, noi non eravamo in un scantinato buio alla periferia della città.
No.
Noi eravamo nel giardino di una villetta a schiera.
Delirante lavorare di sabato.
Soprattutto se hai dormito solo quattro ore.
29 settembre 2008
Il solito
Perché la customer satisfaction è una cosa seria...
La mia seconda casa.
Ha visto ritardi d'ogni genere e ha messo a dura prova la mia riconosciuta abilità nella creazione di scuse improbabili, degne delle migliori cavallette del miglior Jake.
Ci ho lasciato spesso il cuore, portandomi via spunti per il lavoro, idee per progetti impraticabili, quelli che amo di più.
Vado a sedermi al tavolino vicino alla finestra, c'è ancora luce a fine pomeriggio di queste prime giornate autunnali. Osservo le passeggiate degli altri e indugio a guardare le camminate femminili.
Dopo qualche minuto arriva una delle cameriere. In mano ha il vassoio con un caffè filtro.
“In genere prendi questo, così te l'ho già preparato...”.
Che nessuno provi a “costruire un silos sui miei ricordi*” al Caffè di Roma.
*Snoopy
La mia seconda casa.
Ha visto ritardi d'ogni genere e ha messo a dura prova la mia riconosciuta abilità nella creazione di scuse improbabili, degne delle migliori cavallette del miglior Jake.
Ci ho lasciato spesso il cuore, portandomi via spunti per il lavoro, idee per progetti impraticabili, quelli che amo di più.
Vado a sedermi al tavolino vicino alla finestra, c'è ancora luce a fine pomeriggio di queste prime giornate autunnali. Osservo le passeggiate degli altri e indugio a guardare le camminate femminili.
Dopo qualche minuto arriva una delle cameriere. In mano ha il vassoio con un caffè filtro.
“In genere prendi questo, così te l'ho già preparato...”.
Che nessuno provi a “costruire un silos sui miei ricordi*” al Caffè di Roma.
*Snoopy
25 settembre 2008
Fiore nel cemento
Elegìa al centro per l'impiego
Tra qualche mese lascerà la monotonia della pianura novarese e si godrà la pensione tra le colline del Monferrato. Lui si porta avanti col lavoro, iniziando a svuotare i cassetti della sua scrivania da una massa di documenti ormai inutili.
Prima di pranzo si avvicina e mi recita i versi di una poesia.
E' Ungaretti, è stata scritta dopo la morte del figlio.
"Mi serve per allenare la memoria.
E poi tiene lontani certi pensieri tristi. Ti fa capire che la vita deve fare il suo corso".
In mano tiene una mela, è il suo pasto.
Prima di tornare dietro lo sportello per rispondere alle domande d'indennità di disoccupazione.
Tra qualche mese lascerà la monotonia della pianura novarese e si godrà la pensione tra le colline del Monferrato. Lui si porta avanti col lavoro, iniziando a svuotare i cassetti della sua scrivania da una massa di documenti ormai inutili.
Prima di pranzo si avvicina e mi recita i versi di una poesia.
E' Ungaretti, è stata scritta dopo la morte del figlio.
"Mi serve per allenare la memoria.
E poi tiene lontani certi pensieri tristi. Ti fa capire che la vita deve fare il suo corso".
In mano tiene una mela, è il suo pasto.
Prima di tornare dietro lo sportello per rispondere alle domande d'indennità di disoccupazione.
24 settembre 2008
Quella carezza della sera
La sorpresa che non t'aspetti
Serata in solitudine con i resti della sontuosa cena di ieri.
Culatello, salame ardenga di Parma, e poi formaggio maccagno biellese, pasta alla catanese con melanzane fritte e ricotta salata, per finire col mio classico vindaloo di pollo, che probabilmente farebbe inorridire un indiano. Caffè, birra nella lattina e torta alle mele
Stasera niente film, se mi appoggio al divano svengo, e così pure il mio gemello cattivo (grande Gorilla... come ho fatto a perderlo fino a ieri?)
A dire il vero stasera dovrei pure lavorare ma ne ho poca voglia: giornata lunga, stimolante ma faticosa, prima a Novara, poi a Pinerolo, con un retro-pensiero un po' triste che vuole per forza fare a pugni con la mia naturale fiducia.
La mia trasmissione preferita, Vibe, s'è appena portata via l'allegria funky che mi faceva ballare da bambino. Lo stereo da spalle massicce afroamericane è ancora sintonizzato su Radio Capital, e sempre negli anni '70 rimaniamo... “hey Mr. Tambourine Man”, versione dei Byrds.
È ancora presto, sarebbe inutile fare zapping a quest'ora nell'attesa del suo arrivo, tra i labbroni della Gruber, misura otto e mezzo, e le telecronache irreali, senza immagini, degli ultrà iscritti all'ordine dei giornalisti lombardi.
Aspetterò che faccia capolino all'improvviso, come ieri sera, quando ha sfidato, nella stessa fascia di programmazione, un b-movie italiano ben più che pecoreccio: commenti politici su Alitalia e dispacci dalla crisi finanziaria americana contro scene di cunnilingus e fellatio velate maldestramente dalla posticcia sgranatura delle immagini.
Le tivvù locali, con i numeri erotici delle signorine senza vere tette, sono avvisate.
Arriva il décolleté del Tg1 della notte.
Massimo rispetto...
Intanto, se ora su Radio Capital si potesse vedere Viola Wills:
aha mhmm I’m gonna get along without you now...
Serata in solitudine con i resti della sontuosa cena di ieri.
Culatello, salame ardenga di Parma, e poi formaggio maccagno biellese, pasta alla catanese con melanzane fritte e ricotta salata, per finire col mio classico vindaloo di pollo, che probabilmente farebbe inorridire un indiano. Caffè, birra nella lattina e torta alle mele
Stasera niente film, se mi appoggio al divano svengo, e così pure il mio gemello cattivo (grande Gorilla... come ho fatto a perderlo fino a ieri?)
A dire il vero stasera dovrei pure lavorare ma ne ho poca voglia: giornata lunga, stimolante ma faticosa, prima a Novara, poi a Pinerolo, con un retro-pensiero un po' triste che vuole per forza fare a pugni con la mia naturale fiducia.
La mia trasmissione preferita, Vibe, s'è appena portata via l'allegria funky che mi faceva ballare da bambino. Lo stereo da spalle massicce afroamericane è ancora sintonizzato su Radio Capital, e sempre negli anni '70 rimaniamo... “hey Mr. Tambourine Man”, versione dei Byrds.
È ancora presto, sarebbe inutile fare zapping a quest'ora nell'attesa del suo arrivo, tra i labbroni della Gruber, misura otto e mezzo, e le telecronache irreali, senza immagini, degli ultrà iscritti all'ordine dei giornalisti lombardi.
Le tivvù locali, con i numeri erotici delle signorine senza vere tette, sono avvisate.
Arriva il décolleté del Tg1 della notte.
Massimo rispetto...
Intanto, se ora su Radio Capital si potesse vedere Viola Wills:
aha mhmm I’m gonna get along without you now...
19 settembre 2008
One step beyond
Una città di santi, poeti e innovatori
E' l'una e mezza. Davanti al bar aperto 24 ore su 24 c'è la consueta doppia fila di auto.
Di giorno Largo Orbassano sfida il caos, imponendo la dittatura semaforica agli unici sei corsi d'auto che non rispettano la vecchia regola monarchica dell'ortogonalità torinese.
La domenica notte le macchine non s'affollano e qualcuno, più impaziente, passa incurante del resto del mondo. Altri, invece, regalano un po' di novità al codice della strada. Il semaforo darebbe via libera alla macchina che c'è davanti alla mia, ma da destra arriva un ragazzo con lo skate. La macchina rallenta e il ragazzo attraversa l'immenso slargo tranquillamente.
Uno skate per strada di notte forse è solo l'ovvia reazione al caro petrolio, forse è solo buon senso contro la rarefazione dei mezzi pubblici. O forse è pionierismo
La Città dell'Automobile dà spazio agli innovativi.
E nel quartiere Pozzo Strada dedica una via a Luigi Bergera.
"Pioniere dell'autocampeggio".
tag: innovazione, skateboard, campeggio
E' l'una e mezza. Davanti al bar aperto 24 ore su 24 c'è la consueta doppia fila di auto.
Di giorno Largo Orbassano sfida il caos, imponendo la dittatura semaforica agli unici sei corsi d'auto che non rispettano la vecchia regola monarchica dell'ortogonalità torinese.
La domenica notte le macchine non s'affollano e qualcuno, più impaziente, passa incurante del resto del mondo. Altri, invece, regalano un po' di novità al codice della strada. Il semaforo darebbe via libera alla macchina che c'è davanti alla mia, ma da destra arriva un ragazzo con lo skate. La macchina rallenta e il ragazzo attraversa l'immenso slargo tranquillamente.
Uno skate per strada di notte forse è solo l'ovvia reazione al caro petrolio, forse è solo buon senso contro la rarefazione dei mezzi pubblici. O forse è pionierismo
La Città dell'Automobile dà spazio agli innovativi.
E nel quartiere Pozzo Strada dedica una via a Luigi Bergera.
"Pioniere dell'autocampeggio".
tag: innovazione, skateboard, campeggio
Batsoà
Calze di seta...
Aceto, cipolla, carota, sedano, chiodi di garofano, alloro, farina, uovo sbattuto,sale, pepe in grani, pane grattugiato, burro quanto basta per friggere. E quanto ne basta?
Poco importa.
Importa che sia presente il protagonista di questa paradisiaca ricetta: il piedino del maiale.
Batsoà, dal francese bas de soie (calze di seta), perché la carne è particolarmente tenera e fine.
Sarà...
Io l'ho adorato.
Ma Superman avrebbe mangiato con meno fatica anche la kriptonite.
tag: batsoà, maiale, sagre
Poco importa.
Importa che sia presente il protagonista di questa paradisiaca ricetta: il piedino del maiale.
Batsoà, dal francese bas de soie (calze di seta), perché la carne è particolarmente tenera e fine.
Sarà...
Io l'ho adorato.
Ma Superman avrebbe mangiato con meno fatica anche la kriptonite.
Eterna riconoscenza alla pro loco di Isola d'Asti.
(e a tutte le altre presenti al Festival delle Sagre)
tag: batsoà, maiale, sagre
08 settembre 2008
Conserve
L'impari lotta contro l'eterno ritorno
Teneva le cose più vecchie. Non solo le sue, ma anche quelle di altri.
Il sabato mattina mi portava al mercato delle pulci di Porta Palazzo, il Balon. Giravamo per le bancarelle alla ricerca di qualche cianfrusaglia e, sistematicamente, lui tornava a casa con una vecchia agenda appartenuta a chissà chi o con un calendario di trent'anni prima.
Mio padre.
Ne ho prese di cose da lui, ma col passato non vado tanto d'accordo.
Sempre proiettato verso un punto che non vedo, alla ricerca di un viaggio che non termini mai, non riesco proprio a girare la testa indietro, anche quando serbo il rancore più aggressivo verso chi mi ha fatto un torto.
Un po' ingenuamente, a volte, fingo di potermi liberare totalmente del passato, cancellando dallo spazio in cui vivo ogni traccia che possa ricordarmelo. Non butto i piatti fuori dalla finestra a capodanno, ma poco ci manca. E' il tappeto per la mia polvere.
I pomodori stasera erano dolcissimi, la mia insalata sarebbe stata perfetta.
Se nella mia ossessione per la cancellazione non avessi buttato anche il barattolo con l'origano.
tag: passato, tempo
Teneva le cose più vecchie. Non solo le sue, ma anche quelle di altri.
Il sabato mattina mi portava al mercato delle pulci di Porta Palazzo, il Balon. Giravamo per le bancarelle alla ricerca di qualche cianfrusaglia e, sistematicamente, lui tornava a casa con una vecchia agenda appartenuta a chissà chi o con un calendario di trent'anni prima.
Mio padre.
Ne ho prese di cose da lui, ma col passato non vado tanto d'accordo.
Sempre proiettato verso un punto che non vedo, alla ricerca di un viaggio che non termini mai, non riesco proprio a girare la testa indietro, anche quando serbo il rancore più aggressivo verso chi mi ha fatto un torto.
Un po' ingenuamente, a volte, fingo di potermi liberare totalmente del passato, cancellando dallo spazio in cui vivo ogni traccia che possa ricordarmelo. Non butto i piatti fuori dalla finestra a capodanno, ma poco ci manca. E' il tappeto per la mia polvere.
I pomodori stasera erano dolcissimi, la mia insalata sarebbe stata perfetta.
Se nella mia ossessione per la cancellazione non avessi buttato anche il barattolo con l'origano.
tag: passato, tempo
Iscriviti a:
Post (Atom)